Il termometro delle marmotte, esempio di un clima che cambia

A Orvieilles, in Valsavarenche, vent’anni di osservazioni svelano un effetto del riscaldamento globale: sopra i 21 °C le marmotte alpine rinunciano quasi del tutto al gioco. Un comportamento che potrebbe diventare un bioindicatore precoce dello stress termico in alta quota.

Quando l’aria supera i 21 gradi, le marmotte alpine, pur di non surriscaldarsi, rinunciano alle loro attività sociali più dispendiose. Animali costruiti dall’evoluzione per il freddo, interrompono infatti quasi completamente l’interazione ludica.

È questo il risultato principale di uno studio condotto nell'area di ricerca di Orvieilles, tra 1.900 e 2.400 metri di quota, nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, e pubblicato sulla rivista scientifica Animal Behaviour.

Lo studio nasce da uno dei progetti di monitoraggio faunistico a lungo termine più longevi d’Italia: a Orvieilles le marmotte vengono osservate ininterrottamente dal 2006.

Tra giugno 2023 e giugno 2025, nel mese in cui, dopo il risveglio dal letargo, le famiglie consolidano la propria struttura sociale, i ricercatori hanno seguito 83 marmotte appartenenti a 14 gruppi familiari, accumulando 667 interazioni sociali registrate.

Dai dati sono risultati 356 episodi di gioco, 116 saluti, 105 sessioni di grooming (pulizia reciproca del pelo) e 90 interazioni agonistiche.

Il risultato più netto riguarda il gioco, un comportamento tipico degli individui giovani. L’attività raggiunge il massimo intorno ai 12,8 °C, quindi diminuisce rapidamente al salire della temperatura, fino a diventare quasi nulla oltre i 21 °C.

Il caldo, però, non penalizza tutto allo stesso modo. Saluti, grooming e interazioni agonistiche non mostrano riduzioni significative all’aumentare delle temperature.

Le marmotte sembrano applicare una gerarchia delle priorità: quando la temperatura si alza, sacrificano un’attività facoltativa come il gioco e preservano quelle essenziali per mantenere coesione, gerarchie e status sociale all’interno del gruppo.

Il dato  preoccupa perché nelle marmotte alpine il gioco non è semplice ricreazione. Si manifesta soprattutto come mock fighting, lotte simulate tra giovani, e funziona come una palestra: allena le competenze motorie e sociali che serviranno nella vita adulta. 

Una sua riduzione prolungata potrebbe quindi influenzare lo sviluppo degli individui e comportamenti decisivi come la difesa del territorio e la riproduzione.

«Questo lavoro ci ricorda che la fauna va osservata non solo nei numeri, ma anche nei gesti quotidiani», come spiega Caterina Ferrari, ricercatrice del Parco Nazionale Gran Paradiso, nel comunicato ufficiale dello studio. «È la continuità del monitoraggio ventennale a far emergere quei piccoli cambiamenti che altrimenti sfuggirebbero e che possono essere i primi campanelli d’allarme di ciò che sta accadendo in quota».

Un comportamento all’apparenza semplice può diventare una sentinella dei cambiamenti che stanno attraversando gli ecosistemi di alta quota.

Ci troviamo davanti ad un promemoria scomodo. La crisi climatica in montagna non si misura solo nei ghiacciai che si ritirano, ma anche quando il comportamento degli animali cambia.