Scolar punk: più di un concorso, un invito a immaginare il futuro, partendo dalle parole più luminose per descriverlo.
Giovani che immaginano e raccontano il domani: quale miglior viatico per il futuro?
Non si tratta di una speranza o di un auspicio, ma di un’azione concreta compiuta da una realtà che si affaccia da pochissimo sulla scena della promozione della sostenibilità, con un progetto culturale di cui parlo volentieri.
Partiamo dall’origine. La proposta è figlia della Fondazione Marazzato, ente no profit espressione dell’omonimo gruppo industriale operante nel ramo dei servizi ambientali. Scopi di questa recente istituzione, costituita nel 2023, sono la valorizzazione del considerevole patrimonio di veicoli storici e il sostegno a temi etici, sociali e di educazione alla cura dell’ambiente.
Uno dei frutti maturati in questo fertile terreno è il concorso Scolar Punk, quest’anno alla sua prima edizione.
In poche parole — perché chi è curioso può approfondire navigando la pagina dedicata — si tratta di un invito rivolto alle scuole secondarie di primo grado di tutto il Piemonte a narrare un domani positivo, distante dalla distopia che pare impregnare non solo la fiction, ma anche la fosca, inquietante quotidianità.
Inutile negarlo, viviamo giorni folli, in cui pare che l’essere umano abbia non solo scordato il passato, ma sia incapace di interpretare il presente con lucidità e cuore. Per questo, dare la parola ai giovani è fondamentale, essendo loro i legittimi custodi del pianeta.
La letteratura diventa così un progetto, una proposta e, oltre, una promessa. I vincitori verranno premiati il 26 maggio, in un convegno a cui parteciperanno tutti i componenti della giuria, composta da accademici e scrittori.
Pur invitando a esplorare il sito della Fondazione Marazzato, il mio intento in queste righe è concentrarmi sul valore dell’arte del racconto. Noi siamo una specie che ama le storie e che, da sempre, si impegna a produrle e condividerle, prima oralmente e, poi, per iscritto.
Ogni tessera del gigantesco mosaico che chiamiamo mondo ne racchiude almeno una, spesso molteplici. Sovente, ai bambini, nelle varie classi che ho la fortuna di visitare, domando “Cos’è una scuola?”, ricevendo quasi sempre la stessa risposta: un edificio. “E prima?”, insisto. Silenzio.
Spiego perciò che una scuola, in radice, è un’idea che si è incarnata, è una novella fiorita, che profuma di comunità. Occorre osare, andare oltre con la fantasia, senza paura di peccare di utopia, anzi corteggiandola, poiché l’utopia è l’unica direzione possibile.
Scrisse Gianni Rodari: “Con le storie e i procedimenti fantastici per produrle noi aiutiamo i bambini ad entrare nella realtà dalla finestra, anziché dalla porta. È più divertente: dunque è più utile”.
La frase è contenuta nella Grammatica della fantasia, testo dato alle stampe nel mio anno di nascita: 1973. La coincidenza mi fa sorridere, con tenerezza. Dobbiamo ricavare dall’indicazione del favoloso Gianni un’esortazione a non curvarci sulla ineluttabilità del modello presente; al contrario, dobbiamo essere audaci, coraggiosi e, con fiducia, affidare ai giovani la costruzione del tempo che verrà.
Avendo letto tutti i racconti, vorrei tanto anticipare qualcosa, ma questo spazio e questo pensiero mi permettono di fare di meglio, rivolgendo direttamente a chi è giunto fin qui un invito a scoprirli da sé.
A valle della premiazione, infatti, l’antologia che li raccoglierà sarà pubblicata sul sito della Fondazione Marazzato, per chiunque vorrà farne esperienza. La messa a disposizione delle opere assolve uno dei compiti precipui delle storie ovvero trasmettere valori, fungendo da strumenti educativi e formativi.
A chiudere questo pensiero, un cenno al nome del concorso, ovvia derivazione della corrente letteraria, dell’estetica, del movimento che esplicitamente richiama: il solarpunk. Chi ha scorso la pagina sopra consigliata, ormai, sa; chi non l’ha fatto, si conceda almeno l’intervista rivolta allo scrittore e amico Franco Ricciardiello.