L’Associazione Architetti Arco Alpino promuove da dieci anni iniziative culturali e professionali strettamente legate all’identità del territorio montano.
Guidata oggi da Simone Cola, Architetti Arco Alpino fa da collante tra dieci diversi Ordini territoriali – da Aosta a Udine, passando per il Piemonte, la Lombardia e il Trentino-Alto Adige – con l’obiettivo di valorizzare le specificità dell’architettura alpina.
Abbiamo chiesto proprio al Presidente Cola di raccontarci come l’architettura possa diventare uno strumento di tutela e innovazione per l’arco alpino. Ecco cosa è emerso dal nostro incontro.
Come è nato Architetti Arco Alpino?
Abbiamo fondato Architetti Arco Alpino per promuovere la cultura del progetto e la qualità architettonica dei territori montani alpini. Vogliamo dimostrare che l’architettura può essere un vero motore di sviluppo sociale, ambientale ed economico per le comunità.
Partecipando alle riunioni dei vari Ordini, ci siamo resi conto che le sfide progettuali che affrontiamo sono molto simili tra loro, anche in territori distanti. Per esempio, io, che sono originario di Sondrio, su certi temi progettuali ho maggiori affinità con Aosta o Bolzano piuttosto che con Milano.
L’associazione ha organizzato la prima mostra proprio nel 2016, anno della fondazione.
Il nostro percorso è iniziato con una Rassegna che ha raccolto oltre 240 progetti realizzati nell’arco alpino italiano. Ne abbiamo selezionati 22 per dar vita a una mostra itinerante che ha toccato non solo le nostre dieci province, ma anche luoghi di grande transito come l’aeroporto di Malpensa e la stazione AV di Bologna.
In seguito, nel 2018, abbiamo pianificato un workshop al Villaggio Eni di Borca di Cadore incentrato sul rapporto tra architettura contemporanea e territorio alpino e sul riutilizzo di una serie di edifici storici.
Due anni dopo, nel 2020, è nato Attraverso le Alpi: un censimento di dieci valli di media quota. Si tratta di territori fragili, colpiti dallo spopolamento, che non godono né della spinta del fondovalle né del richiamo del grande turismo. Ospitano invece infrastrutture spesso dimenticate come dighe, miniere o impianti sciistici dismessi a causa del cambiamento climatico.
Dallo sguardo dei fotografi del collettivo Urban Reports abbiamo allestito una mostra che ci ha consentito di avere una nuova prospettiva di osservazione di quei luoghi.
Entrambi i progetti, la Rassegna e Attraverso le Alpi, sono stati poi approfonditi in due numeri monografici di Tourist Babel, la rivista della fondazione degli architetti della provincia di Bolzano.
Il 2022 è l’anno di Cervinia.
Cervinia è un luogo fondamentale per noi architetti. Lì si concentrano edifici realizzati tra gli anni Trenta e i Sessanta che hanno segnato la storia dell’architettura italiana. Penso, su tutti, alla Casa del Sole di Carlo Mollino, un palazzo straordinario della fine degli anni Quaranta.
Proprio per l'importanza di questo contesto, abbiamo organizzato una tre giorni di incontri e dibattiti. Non è stato solo un confronto tra addetti ai lavori (Ordini e Università), ma un dialogo allargato a realtà fondamentali per il territorio come il CAI e l’Uncem, per riflettere insieme sul futuro di queste architetture.
Dalle riflessioni condotte è nata l’idea per il docufilm Il Tempo della Montagna – ArchitetturAlpinA in dieci storie che stiamo promuovendo in questi mesi.


Il filmato, diretto da Francesca Molteni e Davide Fois e prodotto da Muse Factory of Projects, raccoglie testimonianze, immagini e storie degli abitanti, degli studenti, degli amministratori e degli artigiani che ogni giorno vivono la montagna “dall’interno”.
Nelle varie iniziative di Architetti Arco Alpino il tema ambientale è centrale.
Gli effetti del cambiamento climatico rappresentano uno dei fili conduttori di tutti i nostri progetti.
Per fare un esempio, la Valle del Bût, in provincia di Udine, è storicamente servita da reti e cabine di trasformazione. Queste hanno permesso la distribuzione dell’energia con un’architettura funzionale.
Le sei centrali di trasformazione che offrono un servizio ai residenti, creano infatti spazi pubblici fruibili dagli abitanti e anche luoghi di riparo per la flora e la fauna locale.
Per il racconto delle proprie iniziative, Architetti Arco Alpino punta molto sul web e sui social, in particolare Instagram. È un dialogo rivolto prima di tutto ai colleghi degli Ordini provinciali, ma l’obiettivo sembra essere molto più ambizioso.
L’idea è quella di creare dei prodotti che consentano agli Ordini di interagire con le amministrazioni locali e con i cittadini. Come architetti, in quanto operatori territoriali, cerchiamo di dialogare con i soggetti che possono essere sensibili rispetto alla qualità architettonica.
E l’opinione pubblica come ha reagito alle varie iniziative di Architetti Arco Alpino?
Devo dire che, dai primi riscontri, il docufilm è piaciuto parecchio anche a chi non è architetto. Aldo Bonomi ne ha scritto anche sul Sole 24 Ore. Il filmato coglie senza dubbio la qualità dei progetti architettonici, ma anche e soprattutto le caratteristiche dei territori che in qualche modo determinano la qualità della vita delle persone che abitano la montagna.
Immagini fornite dal Press Kit del film Il Tempo della Montagna