Il lupo che ho in testa: l’arte dei giovani rompe i pregiudizi sui grandi carnivori

C’è un predatore che abita i boschi dell’Appennino e uno, forse più inafferrabile, che popola il nostro immaginario collettivo.

È sul confine tra queste due dimensioni che si è sviluppata l’esperienza de Il lupo che ho in testa, mostra svoltasi nelle scorse settimane a Fidenza e conclusa con un bilancio che va ben oltre i numeri della cronaca locale.

Per una casualità suggestiva infatti, è stato proprio nei giorni di preparazione e apertura della mostra che si sono compiute le stragi di lupi avvelenati in Abruzzo. Atti criminali, vero e proprio ecoterrorismo, la cui matrice è certamente riconducibile, almeno in parte, alla scandalosa campagna politico-mediatica di cui il lupo è oggetto ormai da anni.

Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’Osservatorio Lupi Fidenza, gruppo di Volontari del WWF Parma e il Liceo Artistico “Paolo Toschi” di Parma, ha proposto un ribaltamento metodologico di grande interesse per chi si occupa di educazione e comunicazione ambientale.

Alle studentesse e studenti delle classi 2ªA e 2ªD, sotto la guida dalla professoressa Giulia Panizza, è stato chiesto di rappresentare il lupo partendo dal proprio immaginario, prima di conoscere vita, comportamenti e biologia di questo affascinate predatore.

L’obiettivo era ambizioso: identificare e isolare i veleni culturali – odio, disinformazione e superstizioni – che spesso inquinano il rapporto tra uomo e elementi naturali, primi tra tutti i grandi carnivori.

Solo in un secondo momento i ragazzi hanno incontrato gli esperti per integrare la visione scientifica e quella artistica.

Il risultato è una raccolta di circa cinquanta opere che spaziano dal figurativo all’op art, capaci di raccontare un lupo specchio di fragilità, forza istintiva e ricerca di identità, lontano dallo stereotipo della belva delle fiabe o degli articoli di giornale.

L’accoglienza del pubblico ha confermato la validità dell’approccio, già a partire dal partecipato evento di inaugurazione, con gli interventi del sindaco di Fidenza Davide Malvisi, dello scrittore Mario Ferraguti, il contributo video del maestro Bruno Bozzetto, dello storico Marzio Dall’Acqua e la suggestione coreografica curata da Pietro Mattioli con la scuola SAM Studio Arte Movimento.

I tantissimi visitatori che nei nove giorni di apertura della mostra hanno attraversato il percorso hanno lasciato sulle pagine del libro degli ospiti tante riflessioni sincere e talvolta toccanti, testimonianza di come l’arte sia riuscita a smuovere corde che la semplice divulgazione spesso non raggiunge.

Come sottolineato dagli organizzatori, l’opera collettiva dei ragazzi ha dimostrato che per proteggere il lupo sul territorio è necessario, prima di tutto, curare il lupo che abbiamo nella testa.

Un messaggio di consapevolezza che lancia una sfida culturale: imparare a guardare la natura con occhi più liberi, onesti e, finalmente, meno timorosi.