Oggi, 2 febbraio, si celebra la Giornata Mondiale delle Zone Umide, un’occasione per fare luce su ambienti spesso poco conosciuti ma davvero preziosi.
Con zone umide si intendono aree naturali o anche artificiali in cui l’acqua è il fattore dominante. Fiumi, laghi, paludi, acquitrini, torbiere o bacini, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata.
Questi luoghi coprono solo una piccola parte della superficie terrestre, ma sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità al mondo. Circa il 40% di tutte le specie vegetali e animali vivono e si riproducono grazie alle zone umide, inclusi pesci, anfibi e uccelli acquatici.
Nonostante la loro importanza e centralità, sono anche tra gli ambienti più minacciati. Molte zone sono state bonificate, drenate o trasformate per l’agricoltura e l’urbanizzazione e continuano a scomparire, spesso perché considerate terre inutili.
In Italia, le zone umide riconosciute come di importanza internazionale dalla Convenzione di Ramsar sono 63, distribuite in 15 regioni per un totale di 81.091 ettari. Questo patrimonio naturale è fondamentale per il clima, la natura e le comunità locali.
Legambiente sottolinea la necessità di questi ecosistemi, fondamentali per la conservazione della biodiversità e la mitigazione del cambiamento climatico, ricordandone l’importanza di difenderli e intervenire prima che sia troppo tardi.
L’Italia si impegni di più per tutelare questi siti, preziosi alleati nella lotta alla crisi climatica, istituendo nuove aree naturali protette. Ad oggi pesano ritardi e iter burocratici lenti. Al Governo indirizziamo 7 proposte segnalando anche diverse buone pratiche.
Più un ambiente è sano e diversificato, più riesce ad adattarsi
La ricchezza di specie rende questi ecosistemi capaci di reagire meglio agli effetti del cambiamento climatico. La loro perdita, sempre più evidente, aumenta il rischio di alluvioni, siccità e altri eventi estremi, rendendo sempre più lampante quanto la loro tutela sia oggi una priorità ambientale e climatica. Per molti esperti internazionali le zone umide non sono solo ambienti d’acqua.
Jane Madgwick, CEO di Wetlands International, afferma che
Le zone umide sono tra gli ecosistemi più efficaci per affrontare la crisi climatica; proteggerle e ripristinarle può aiutare a raggiungere sia gli obiettivi di mitigazione sia quelli di adattamento climatico, offrendo benefici per ecosistemi, economie e società.
Organizzazioni come BirdLife International sottolineano che se vengono gestiti bene, gli ecosistemi delle zone umide e la loro biodiversità hanno un ruolo vitale nel mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici. Viene messo in evidenza come questi luoghi naturali rappresentino soluzioni basate sulla natura da integrare nelle politiche climatiche globali.

A livello pratico, che impatto possono avere le zone umide sul cambiamento climatico?
Nella riduzione del rischio di alluvioni, funzionano come vere e proprie spugne naturali: assorbono grandi quantità d’acqua durante piogge intense e piene dei fiumi. Questa verrà poi rilasciata lentamente, proteggendo insediamenti, infrastrutture e terreni agricoli.
Nel contrasto alla siccità, immagazzinano acqua nel suolo e contribuiscono alla ricarica delle falde acquifere. Questo permette di garantire una maggiore disponibilità idrica anche nei periodi più secchi.
Offrono poi una protezione naturale delle coste: lagune, paludi costiere e mangrovie attenuano la forza delle onde, limitano l’erosione e proteggono le comunità dall’innalzamento del livello del mare.
Le zone umide aiutano anche nella mitigazione delle ondate di calore. La presenza di acqua e vegetazione contribuisce a raffrescare l’ambiente circostante, migliorando il microclima soprattutto nelle aree urbane.
Sono fondamentali anche per l’immagazzinamento di grandi quantità di CO₂ nel suolo e nelle piante. Ecosistemi come le torbiere trattengono questo carbonio per migliaia di anni. Se invece vengono distrutte, rilasciano gas serra nell’atmosfera. Proteggerle significa quindi evitare nuove emissioni e usare una soluzione naturale già pronta per aiutare il pianeta a riscaldarsi meno.