Il CIC dalla terra alla Terra

Lo scorso giovedì 21 maggio, il festival Circonomia di  Alba è stata l’occasione per riflettere sui trent’anni del decreto Ronchi, il primo provvedimento italiano ad affrontare in modo organico la gestione dei rifiuti e il recupero delle materie.

La giornata di celebrazione ha visto sul palco alcuni dei principali attori del sistema nazionale del riciclo: i consorzi, le aziende e le istituzioni.

Tra gli interventi anche quello di Massimo Centemero, Direttore Generale del Consorzio Italiano Compostatori (CIC), con il quale abbiamo approfondito alcuni aspetti legati alla tematica.

Il CIC è nato quando sostenibilità ed economia circolare erano ancora temi poco dibattuti: quanto è cambiata la consapevolezza del valore della sostanza organica?

Negli ultimi anni la consapevolezza del valore del rifiuto organico è cambiata profondamente. Se in passato era visto solo come un rifiuto da gestire, oggi è riconosciuto come una risorsa strategica.

Questo perché mette insieme due priorità della transizione ecologica, secondo gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU: da un lato, il compost contribuisce alla rigenerazione dei suoli, tema sempre più rilevante di fronte al cambiamento climatico e alla perdita di fertilità dei terreni.

Dall’altra lo sviluppo del biometano ha dimostrato il potenziale dell’organico anche nella produzione di energia rinnovabile e nella decarbonizzazione.

In un contesto segnato da cambiamento climatico, perdita di fertilità e consumo di suolo, il compost diventa una risorsa sempre più preziosa: migliora la qualità dei terreni, aiuta a trattenere acqua e carbonio e contribuisce a rendere l’agricoltura più resiliente.

Per questo la filiera dell’organico rappresenta uno degli esempi più concreti di economia circolare applicata, dalla terra alla Terra appunto.

Questo cambio di prospettiva ha accompagnato la crescita dell’economia circolare: non più semplicemente smaltire un rifiuto, ma restituire valore sotto forma di energia e materia.

In questo contesto, qual è oggi il punto di forza del modello italiano del riciclo? E quali sono invece le sfide ancora aperte?

Il punto di forza del modello italiano è aver costruito negli anni una filiera integrata ed efficiente, che unisce raccolta differenziata capillare, qualità del trattamento e capacità di trasformare l’organico in risorse. Sistemi domiciliari di raccolta, manufatti di contenimento compostabili, centri comunali di raccolta per la frazione verde, impianti di compostaggio integrati con la digestione anaerobica sono solo alcune specificità del sistema Italia che contribuiscono a rendere il nostro paese uno dei più avanzati in Europa nel riciclo della frazione organica.

Le sfide aperte riguardano soprattutto la qualità della raccolta: la presenza di materiali estranei compromette i processi di riciclo e comporta perdite in di risorse producibili.

Inoltre, se il biometano ha beneficiato negli anni di strumenti e incentivi che ne hanno sostenuto lo sviluppo, oggi è importante fare un passo analogo anche per il compost, valorizzando il prodotto come risorsa strategica sia a livello agricolo che urbano.

Una filiera efficiente, però, non basta da sola a spiegare il valore strategico dell’organico. Il tema resta ancora poco visibile nel dibattito pubblico, rispetto ad altri temi ambientali. Perché invece è strategica nella transizione ecologica? 

La frazione organica dei rifiuti urbani rappresenta oltre il 40% della raccolta differenziata, ma i prodotti della sua valorizzazione hanno un impatto meno immediato rispetto ad altri materiali come carta e plastica riciclata, che godono anche di una maggiore attenzione mediatica. 

In realtà la frazione organica è strategica.

I nostri impianti infatti trasformano un rifiuto in una risorsa, sia sottoforma di materia (il compost), sia sottoforma di energia rinnovabile e pulita (il biometano), diminuendo nello stesso la quantità di materiale inviata alle discariche e relative emissioni climalteranti.

L’elemento positivo che contraddistingue il nostro settore sta nel reimpiego a livello locale dei prodotti ottenuti.

Che valore possono avere eventi come il festival Circonomia nel creare consapevolezza sul cambiamento ecologico?

Eventi come Circonomia hanno un valore fondamentale perché creano occasioni di confronto tra imprese, istituzioni, mondo scientifico e cittadini su temi che oggi riguardano tutti.

La transizione ecologica non è solo una sfida tecnologica, ma anche culturale, economica ed occupazionale.

Per il CIC partecipare a questi appuntamenti significa anche raccontare come la filiera dell’organico rappresenti un esempio concreto di economia circolare applicata, capace di generare benefici ambientali ed energetici in piena sintonia non sono con le tematiche ambientali ma anche con la necessità di creare una produzione interna di energia e materia che contribuiscono alla sicurezza nazionale. 

Momenti di dialogo come questo aiutano a diffondere buone pratiche e a mettere al centro temi strategici come la qualità del suolo, il riciclo organico e soprattutto aumentano la consapevolezza tra i cittadini che creare energia e materia dal riciclo organico SI PUÒ FARE!