Ecocritica, quando i libri aiutano a capire l’ambiente

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Editori (AIE), nel 2025 i lettori italiani tra i 15 e i 74 anni sono aumentati di 1,3 milioni rispetto al 2024, superando i 33 milioni.

Tuttavia, i lettori abituali restano pochi: solo il 21% legge almeno un libro al mese e la quota di chi legge almeno una volta a settimana è scesa dal 72% al 61%. Rimane inoltre il divario di genere, con una maggiore incidenza della lettura tra le donne rispetto agli uomini.

Nonostante questo scenario, c’è un ambito editoriale che sembra muoversi in controtendenza. Romanzi, saggi e raccolte poetiche dedicati all’ambiente e alla crisi climatica stanno conquistando sempre maggiore spazio nel dibattito culturale e nel mercato editoriale.

In questo contesto si inserisce l’ecocritica, che indaga il rapporto tra letteratura e ambiente

Così si evidenzia il potere dei testi di contribuire allo sviluppo di una maggiore consapevolezza ecologica e di immaginare futuri più sostenibili.

Proprio per questa crescente attenzione, la letteratura ecologica rappresenta un’eccezione rispetto ad altri ambiti editoriali. Mentre il mercato del libro registra da tempo una generale contrazione, le opere dedicate alle questioni ambientali continuano a suscitare interesse.

Serenella Iovino, docente di Letterature Comparate presso l’Università di Torino, in un'intervista per Altraeconomia, spiega il fenomeno proprio dal punto di vista dell’ecocritica, che invita a rileggere gli autori del passato in una nuova ottica ambientalista. 

Dino Buzzati nel Segreto del bosco vecchio intesse una favola sulla distruzione di una foresta popolata da spiriti di alberi e animali; Italo Calvino stesso scrive che la letteratura dà voce a ciò che non ha voce e ora più che mai abbiamo bisogno di un pensiero opposto a quello antropocentrico.

Lo stesso Calvino, con il Il barone rampante, non dà vita ad un romanzo propriamente ecologista, ma approfondisce la relazione tra umano e natura, rifiutando l’antropocentrismo.

La rilettura dei grandi classici alla luce delle nuove questioni ambientali, così come la narrativa contemporanea, può offrire strumenti per comprendere la crisi ecologica e favorire lo sviluppo di una coscienza più attenta alle relazioni tra esseri umani, natura e società.

Interessante in questo senso il lavoro del collettivo di scrittori italiani Wu Ming che, nel 2018, ha pubblicato per Einaudi il romanzo Proletkult. Gli autori mettono in risalto la connessione tra la modernizzazione, arrivata in Russia con la Rivoluzione d’ottobre, il progresso sociale e quello ecologico.

Tra gli autori italiani spiccano anche Alessandro Leogrande e Paolo Cognetti. Il primo ha raccontato il legame tra sfruttamento del territorio, lavoro e ambiente in opere come Uomini e caporali e Dalle macerie. Cronache sul fronte meridionale. Cognetti, invece, ha dedicato gran parte della sua produzione al rapporto tra uomo e natura, con romanzi come Le otto montagne e La felicità del lupo.

La sensibilità ecologica non riguarda soltanto i temi affrontati nei libri, ma anche il ruolo culturale dell’editoria

Iperborea è senza dubbio una delle case editrici più attente ai temi della sostenibilità ambientale

Una parte significativa del suo catalogo è dedicata alle questioni ecologiche e, sul sito ufficiale, è presente un’intera sezione dedicata al suo impegno per la sostenibilità. A questo si aggiungono importanti scelte produttive orientate a ridurre e compensare le emissioni di CO₂. Proprio per questo impegno, nell’ottobre 2022 Iperborea ha ricevuto il Premio Azienda Sostenibile, assegnato da Il Sole 24 Ore.

Evidente dunque come il settore editoriale stia progressivamente integrando le questioni ambientali, sia attraverso i contenuti pubblicati sia attraverso pratiche sostenibili.

Un cambiamento che coinvolge l’intera filiera del libro e che riflette una sensibilità sempre più diffusa verso le sfide poste dalla crisi climatica.