Il Disegno Di Legge sulla caccia è tornato al centro del dibattito pubblico dopo l’approvazione in Senato
Greenpeace, nel suo articolo Le mani sulla Natura: il DDL Caccia smantella trent’anni di tutela della fauna lo definisce come “uno degli attacchi più radicali degli ultimi decenni alle politiche di conservazione della biodiversità in Italia”.
Nel DDL Caccia troviamo infatti un’introduzione alla revisione del sistema di gestione della fauna e dell’attività venatoria in Italia.
Tra le principali novità:
- L ’ampliamento delle specie cacciabili;
- Una diversa classificazione dello status di protezione del lupo;
- La possibilità di utilizzare 47 specie di richiami vivi;
- Un maggiore coinvolgimento di agricoltori, proprietari e conduttori dei fondi nei piani di controllo del cinghiale;
- L’estensione dell’uso di strumenti ottici e optoelettronici nella caccia agli ungulati;
- Una maggiore autonomia delle regioni nella definizione dei periodi di caccia con possibilità di estensione della stagione venatoria;
- L’inclusione dei territori del demanio forestale nella programmazione faunistico-venatoria;
- La riduzione dell’importanza del parere tecnico e scientifico dell’ISPRA;
- Il rafforzamento degli ambiti territoriali di caccia anche attraverso nuovi soggetti negli organi direttivi e un irrigidimento delle sanzioni contro chi ostacola o rallenta l’attività venatoria.
Dal punto di vista dell’ecologia della conservazione, le modifiche introdotte sollevano diverse criticità legate al funzionamento degli ecosistemi e alle dinamiche delle popolazioni selvatiche
L’ampliamento delle specie cacciabili e la riduzione delle tutele per specie apicali come il lupo incidono sugli equilibri degli ecosistemi.
I grandi predatori, infatti, contribuiscono alla regolazione naturale delle popolazioni selvatiche attraverso una predazione che tende a concentrarsi sugli individui più vulnerabili. Questo processo può avere effetti indiretti anche sulla diffusione di alcune patologie, favorendo la rimozione di individui più esposti alle infezioni.
La pressione venatoria, invece, introduce una mortalità che segue logiche diverse dalla selezione naturale, arrivando in alcuni casi a privilegiare gli esemplari più sviluppati o con caratteristiche considerate più pregiate (Allendorf & Hard, 2009, Human-induced evolution caused by unnatural selection through harvest of wild animals, Trends in Ecology & Evolution).
L’impiego di strumenti tecnologici per l’individuazione degli animali, previsto dal DDL, rischia di amplificare ulteriormente questi effetti.
L'estensione delle stagioni venatorie e la maggiore discrezionalità regionale nella definizione dei calendari di caccia sono favorite dal ridimensionamento del ruolo dell'ISPRA.
Questo scenario può interferire con fasi delicate del ciclo biologico delle specie, come la riproduzione e la migrazione, con possibili ripercussioni sulla sopravvivenza delle popolazioni selvatiche (Gill, 2007, Approaches to measuring the effects of human disturbance on birds, Ibis).
Ridurre il peso del principale organo tecnico-scientifico nazionale in materia di fauna selvatica significa infatti attribuire maggiore margine decisionale a Regioni, ATC e altri soggetti direttamente coinvolti nell’attività venatoria. A ciò si aggiunge l’ampliamento delle specie utilizzabili come richiami vivi, da 7 a 47, che rischia di favorire il commercio illegale, un fenomeno già oggi strettamente collegato al bracconaggio.
Un ulteriore elemento critico riguarda il possibile contrasto del Disegno di Legge con la Direttiva Uccelli (2009/147/CE) e la Direttiva Habitat (92/43/CEE), che impongono agli Stati membri di garantire uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat
Proprio per queste possibili incompatibilità, la Commissione europea ha già richiamato l’Italia, chiedendo di verificare la conformità del provvedimento con il diritto ambientale dell’Unione.
Come se ne parla sui social
Accanto al dibattito tecnico e istituzionale, il confronto sul DDL caccia si è rapidamente esteso anche sui social media, dove la circolazione delle informazioni segue dinamiche diverse rispetto ai contesti tradizionali.
Profili che si occupano di diritto ambientale e tutela animale, come Aiello Domenico – Avvocato della Natura, Chiara Grasso Etologa e Giurista Animalista, hanno diffuso contenuti informativi che sintetizzano le principali modifiche introdotte dal provvedimento.
Aiello Domenico, responsabile Tutela Giuridica della Natura per il WWF Italia, utilizza un linguaggio tecnico, ma accessibile, Chiara Grasso Etologa unisce alla competenza scientifica un registro diretto ed emotivo. Entrambi i profili invitano all’azione cittadina attraverso una strategia condivisa ed efficace, ossia quella delle petizioni online.
Troviamo anche molte critiche alla raccolta firme per due referendum sulla tematica, infatti, il mancato raggiungimento delle 500.000 firme, permetterebbe al mondo venatorio di presentare questo fallimento come prova che il tema non interessa all’opinione pubblica.
Curioso quanto successo su TikTok al post pubblicato da Giurista Animalista. Anche questo profilo ha elencato i cambiamenti del DDL caccia approvati in Senato, ma su questa piattaforma in particolare, il post è arrivato a un pubblico che normalmente non frequenta il profilo.
Il carosello esplicativo è stato accompagnato da una forte attività nei commenti, dove sono comparse reazioni di approvazione come “ottima legge”, “speriamo che sia vero che è stato approvato”, “finalmente forse pensano anche a noi cacciatori”, “non vedo errori, anzi si potrebbe fare di più” e “w la caccia manca poco a settembre”.
La presenza di commenti di questo tipo sotto un contenuto di carattere informativo e schierato contro il DDL caccia apre una riflessione più ampia sul modo in cui alcuni messaggi vengono interpretati sulle piattaforme digitali.
Quando l’algoritmo cambia il senso del post, il pubblico ricrea il messaggio
In un ambiente come quello di TikTok e Instagram, la distribuzione dei contenuti è mediata da algoritmi che selezionano il pubblico in base a interessi, comportamenti e interazioni precedenti, pertanto, lo stesso contenuto può essere mostrato a utenti con posizioni molto diverse tra loro.
Così, un post pensato per informare su una normativa complessa può raggiungere anche persone favorevoli alla caccia, che lo interpretano come una conferma delle proprie convinzioni. In questo modo il significato del contenuto non è più completamente controllato da chi lo produce, ma si ricostruisce nel momento in cui entra in contatto con pubblici differenti.
Alla luce della letteratura scientifica disponibile e nella sua diffusione per il grande pubblico, il DDL caccia va nella direzione opposta a quella suggerita dalla ricerca ecologica degli ultimi decenni.
In un momento storico in cui la perdita di biodiversità rappresenta una delle principali sfide ambientali globali, ogni scelta normativa dovrebbe rafforzare la tutela degli ecosistemi, non indebolirla.
La partita, ora, si gioca su tre piani: quello parlamentare, alla Camera, quello della comunicazione, dove la chiarezza dei toni conta quanto la correttezza dei contenuti e quello della cittadinanza attiva.
Diverse associazioni ambientaliste e animaliste hanno promosso petizioni pubbliche per chiedere che il testo venga modificato o fermato durante l’esame alla Camera. Informarsi, leggere il provvedimento e partecipare al dibattito pubblico in modo consapevole è uno degli strumenti più concreti per contribuire alla tutela della biodiversità.