Dalla Valle Bormida, l’archivio del primo sciopero ambientale

Il 6 luglio 2023, una grandinata di eccezionale intensità si abbatté su Cortemilia, in provincia di Cuneo, danneggiando gravemente il tetto di un edificio abbandonato da oltre trent’anni.

All’interno giacevano decine di scatoloni, dentro di essi, la documentazione di una delle lotte più significative dell’ambientalismo italiano.

Una storia che ha avuto luogo in Valle Bormida, stretta tra Piemonte e Liguria.

Per oltre 140 anni, lo stabilimento ACNA di Cengio ha compromesso irrimediabilmente l’ecosistema del fiume Bormida, attraverso lo scarico sistematico di sostanze chimiche tossiche come solventi e coloranti.

Come ha ricostruito Doppiozero nella sua analisi storica del sito, questa ferita ambientale affonda le sue radici nella produzione bellica della Grande Guerra. Presenta inoltre rischi sanitari estremamente insidiosi a causa della natura cancerogena degli inquinanti rilasciati.

La risposta civile si organizzò attorno a un quindicinale locale, Valle Bormida Pulita.

Fondato nel 1988 dalla scrittrice Patricia Dao e dal giornalista Renzo Fontana. Quelle pagine raccoglievano analisi chimiche condotte da esperti locali, verbali istituzionali e testimonianze dirette degli abitanti. 

Marco Paolini, in un monologo televisivo trasmesso su RaiTre, definì quella mobilitazione il primo sciopero ambientale della storia repubblicana italiana.

Nel 1990, quella redazione rivelò che i rifiuti dell’ACNA venivano smaltiti illegalmente in Campania. Anni dopo, Legambiente avrebbe confermato che quei fanghi erano tra i materiali alla base di ciò che il mondo intero avrebbe conosciuto come Terra dei fuochi. Un’area tra Napoli e Caserta dove si smaltirono illegalmente oltre 10 milioni di tonnellate di rifiuti industriali nell’arco di 22 anni.

L’Associazione Rinascita della Valle Bormida intende ora digitalizzare e restituire i documenti alla collettività attraverso un centro di ricerca permanente.

Come ricorda Il Corriere di Cuneo, quello che si vuole preservare è la memoria viva del primo movimento ecologista italiano.

La rilevanza del progetto è confermata ancora oggi: come documenta IVG.it nel marzo 2025, le associazioni del territorio si oppongono alla costruzione di un termovalorizzatore sull'area ex-ACNA, il cui processo di bonifica rimane ufficialmente incompleto.

Su uno striscione portato nelle piazze durante le manifestazioni di quegli anni trionfava una frase: «Non siamo ambientalisti, ma gente della Valle Bormida».

Conservare quei documenti significa riconoscere che la memoria è una forma concreta di potere: chi custodisce le prove mantiene aperta la possibilità della giustizia.

Abbiamo parlato di comunicazione e tutela ambientale nella Val Bormida con Emanuela Celauro in questo articolo.