Per un capitalismo mutualista: come mettere il turbo alla rivoluzione green ripartendo dal Coronavirus

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Aiutare le classi più fragili del paese travolte da una crisi senza precedenti, offrendo loro cibo, farmaci e vestiti recuperati dall’economia circolare. È questa la proposta improrogabile che servirebbe per ripartire dopo l’emergenza. Per reagire alla crisi delineatasi serve un nuovo modello di produzione e consumo in grado di innovare il sistema capitalistico attuale.

Il modello che intendiamo presentare ci è offerto dalla natura e si chiama Eco-Mutualismo[1].

per gentile concessione dell’Archivio Pistoletto


Il mutualismo in biologia indica quella condizione di convivenza simbiotica tra due o più organismi che vivono procurandosi vantaggi reciproci. È opposto al parassitismo che indica quella condizione di convivenza dove un organismo prevale sull’altro e ne condiziona la vita procurandone in alcuni casi la morte. La condizione del parassitismo è tipica del rapporto odierno uomo – natura in quanto l’uomo si ciba delle risorse naturali e non restituisce alcun vantaggio alla natura.

Partendo da questa semplice analogia, la simbiosi mutualista può offrire un valido schema di riferimento per tentare di reagire alle crisi che il pianeta sta affrontando.

Al fine di essere più chiari, procediamo per esempi. Un cittadino che si sposta in bicicletta, compra alimenti a km0; compra abiti e prodotti recuperati nelle boutique solidali; fa il compostaggio con i suoi rifiuti organici; produce la sua energia tramite i pannelli fotovoltaici della sua abitazione; s’impegna in azioni di volontariato a favore dell’ambiente è un cittadino che può essere considerato un cittadino mutualista perché compie azioni benefiche per il pianeta.

Il suo sforzo andrebbe riconosciuto dallo Stato con un credito green – mutualista appunto – tramite il quale potrà acquistare beni e servizi derivanti dal mercato dell’economia circolare.

Facciamo un altro esempio. Un’industria che ha installato gli opportuni catalizzatori per il trattamento delle emissioni, in modo da diventare possibilmente Carbon Negative; ha adottato un sistema, quale per esempio il LCA – Life Cycle Assessment, finalizzato a stabilire l‘impatto ambientale dei suoi prodotti, lungo tutto l’intero ciclo di vita del prodotto immesso sul mercato; ha implementato al suo interno le tecnologie necessarie per il recupero energetico in modo tale da chiudere il cerchio dell’economia circolare, si meriterebbe di essere annoverato tra quelle aziende da considerare come organismi mutualisti. In tal senso anche quest’azienda è in grado di misurare la riduzione della sua impronta ecologica e pertanto anch’essa guadagnerà dei crediti “verdi o mutualisti” che possono essere scambiati tramite un meccanismo di mercato delle quote green.

NUOVI CONCETTI

L’Europa con il Green New Deal prevede di raggiungere una riduzione delle emissioni dei gas serra del 50-55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 tramite un sistema di finanziamento di investimenti pari a 1000 miliardi di euro ed un meccanismo, già in parte operativo chiamato ETS UE (Emissions Trading Scheme)  per lo scambio delle quote i emissione.

Concetti quali Economia Circolare, Inquinamento Zero, Emissioni Zero, Rifiuti Zero, Meccanismo di Compensazione delle emissioni di Co2 e Sviluppo Sostenibile stanno entrando prepotentemente nel dibattito politico attuale ma sono dei traguardi di medio periodo nello sviluppo dell’ideologia mutualista.

Obiettivo ultimo dell’Eco-Mutualismo è superare questi concetti ed andare oltre, ovvero creare un modello di sviluppo umano in grado di generare vantaggi per la natura e per l’uomo.

È un obiettivo estremamente ambizioso ma è necessario ripartire dopo l’emergenza COViD-19 con una strategia riformista chiara e attuabile per uscire dal paradigma dell’iper-consumo.

per gentile concessione dell’Archivio Pistoletto

Impronta ecologica, crediti verdi, mercato neo-mutualista, meccanismo di scambio quote green, sono solo i primi quattro concetti alla base di una rivoluzione atta a cambiare il modello produttivo attuale in termini di resilienza, sostenibilità e giustizia.

    1. Impronta ecologica e credito verde.

    L’impronta ecologica è un indicatore complesso utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Oggi l’uomo vive al di sopra delle possibilità di rigenerazione della natura e si calcola che nel 2030 l’uomo avrebbe bisogno di un altro pianeta Terra per poter continuare ad avere lo stesso stile di vita livello di consumi (Living Planet Report – www.footprintnetwork.org).

    Tale considerazione comporta una necessaria presa di coscienza individuale e collettiva in grado di stabilire la necessità di approvare delle riforme ispirate alla resilienza ambientale e alla giustizia sociale. Servirà partire da un censimento universale dell’impronta ecologica di ogni cittadino, di ogni impresa, ente e comunità tramite un semplice test (facilmente rintracciabile anche online), che esprime un valore univoco e significativo in quanto, aggregando diversi dati, supera il singolo concetto di quota di emissioni Co2.

    In questo modo il cittadino dell’esempio di prima, riceverebbe un portafoglio virtuale con del “credito verde”, in misura inversamente proporzionale alla sua impronta ecologica. Tale credito potrà aumentare, o diminuire, sulla base dell’impegno civico e ambientale che questa persona (fisica o giuridica) è in grado di attivare, e pubblicare su un portale apposito gestito dallo Stato. A fronte di questo impegno di eco-mutualità, il cittadino riceverebbe un credito da spendere sul portale per l’approvvigionamento di beni e servizi di prima necessità tra cui alimenti (provenienti dalla lotta allo spreco alimentare) vestiti, energia, servizi di trasporto o altri servizi oppure potrebbe dedicarsi anche allo scambio del suo credito verde impegnandosi nel mercato dei servizi di intermediazione mutualisti.

  1. 2. Mercati mutualistiI mercati mutualisti sono luoghi virtuali dove è possibile acquistare o vendere strumenti Eco-Mutualisti, per esempio: azioni di rigenerazione ambientale, quote di riduzione di Co2, prodotti e servizi tesi a ridurre l’impronta ecologica dei partecipanti del mercato.In tal senso i mercati mutualisti funzionerebbero autonomamente creando la loro domanda e offerta, tramite i valori scambiabili di credito e debito verde.I prodotti e i servizi di questo mercato non perseguirebbero l’obiettivo di produrre più profitto ma di produrre più azioni e performance benefiche per una comunità e per il pianeta.Posto dunque che in un siffatto contesto gli obiettivi di medio periodo, tra l’altro in parte già previsti dal Green New Deal, introdotti dalla legge sarebbero Inquinamento Zero, Emissioni Zero, Rifiuti Zero, i servizi e i prodotti scambiabili nel mercato mutualista sarebbero tesi a ridurre l’impronta ecologica di ciascun soggetto economico che li acquista.I mercati mutualisti, essendo costruiti con un’infrastruttura simile a quella dei mercati finanziari, assolvono a un’altra funzione importante in termini di complementarietà e perseguimento dell’armonia planetaria: per i suoi caratteri fondanti (ontologicamente connessi alla natura del perseguimento della massima utilità dell’uomo), i suo enti regolatori simili a quelli esistenti nelle istituzioni finanziarie, i suoi meccanismi di funzionamento e le sue finalità ultime (opposte alla logica di spoliazione e speculazione delle risorse naturali) si può affermare che farebbero da contraltare ai mercati finanziari.
  2. Il meccanismo di scambio quote greenUn mercato compensativo di beni e servizi benefici per l’ambiente, creato con l’intento precipuo di controbilanciare gli effetti negativi dell’inquinamento e dell’impronta ecologica che le attività produttive imprimono sul pianeta, sarebbe l’ampliamento del meccanismo di compensazione delle quote di emissioni di carbonio (ETS UE) di cui si parla nel Green Deal dall’Unione Europea.I suoi operatori potrebbero essere, continuando a fare esempi:-operatori dell’economia circolare, delle rinnovabili, della decarbonizzazione- operatori dell’economia rigenerativa e attivi nel campo delle bonifiche di siti inquinanti,-operatori nella tutela della fertilità del suolo,-operatori nella riforestazione, nella protezione delle zone umide, nella rimozione dei gas serra, nella tutela -operatori della biodiversità;

    -operatori della lotta allo spreco alimentare

    etc…

    I cittadini che, anche a causa della crisi determinata dal lockdown da Coronovirus, versano in stato di disagio economico, inserendosi in questo mercato, da singoli o in forma aggregata, compiendo anche piccoli gesti benefici per l’ambiente potrebbero guadagnare crediti green sul portale del mercato mutualista e riuscire ad ottenere una nuova fonte di reddito complementare e mutualista.

    È chiaro che questo testo, non pretende di essere esaustivo ma intende proporre una riflessione aperta rivolta a tutti gli uomini che credono nella possibilità di sviluppare di uno stadio di coscienza politica superiore in grado di far capire alla collettività che tutti i popoli abitanti sul pianeta sono UNA comunità di destino, e pertanto l’uomo deve trasformarsi in un organismo mutualista con consapevolezza planetaria.

 

[1] Nelle scienze umane il termine mutualismo è stato introdotto dal filosofo francese  Proudhon (1809 1865) il quale lo ha teorizzato come un rapporto di assistenza reciproca tra uomini. In questa nuova accezione invece il concetto è utilizzato per sviluppare una relazione di simbiosi a reciproco vantaggio Uomo – Natura, per cui Neo – Mutualismo.

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