Le rinnovabili sono una questione geopolitica, non di cronaca locale

L’attuale caos geopolitico, che strangola l’economia mondiale semplicemente con la chiusura di pochi chilometri di mare nello Stretto di Hormuz, evidenzia la fragilità di un sistema energetico ancora troppo legato ai combustibili fossili.

Per un Paese come l’Italia, che è rimasto dipendente dai fossili prodotti altrove, pur avendo conosciuto ripetuti choc negli ultimi anni, appare chiarissima la necessità di una transizione accelerata verso le rinnovabili.

Si tratta in tutta evidenza dell’unica strada verso l’indipendenza percorribile in tempi brevi e a costi sostenibili. Il dibattito pubblico rimane però ancora vittima di un nanismo che impedisce di coglierne la portata.

Il paradosso è evidente: mentre le grandi crisi si stanno affrontando su scala globale o come minimo europea, il tema della transizione energetica in Italia viene sistematicamente declassato a questione di vicinato. 

Si ragiona per leggi regionali e veti territoriali, dimenticando – o fingendo di dimenticare – la necessità di una forte azione su scala nazionale, a sua volta integrata in un’altrettanto indispensabile visione di livello europeo.

Fino a quando ogni Paese dell’Unione continuerà a coltivare il proprio orto energetico senza una regia, rischieremo di trovarci esposti alle fluttuazioni di mercati controllati da Paesi terzi.

In questo scenario, la responsabilità dei media è centrale.

Troppo spesso anche le testate nazionali, quando affrontano il tema delle rinnovabili, cadono nella trappola del localismo.

Il dibattito mediatico si riduce alla cronaca sul progetto di un singolo impianto o alla protesta della comunità locale, relegando la discussione non oltre la scala regionale, quando non condominiale.

Questo approccio frammentato impedisce alla cittadinanza di percepire le rinnovabili per ciò che sono realmente: un pilastro della politica estera e della sicurezza nazionale.

La comunicazione ambientale ha oggi il compito urgente di scardinare questa narrazione.

Dobbiamo spiegare con più forza che l’energia pulita non è solo una scelta ecologica, ma un atto di sovranità, paradossalmente osteggiato proprio da chi si dice sovranista.

È necessario che i media sollevino lo sguardo dai confini amministrativi per raccontare la transizione come una sfida geopolitica: passare dal particolare locale a una politica di sistema a livello europeo è l’unica via per smettere di subire la storia e iniziare, finalmente, a scriverla.