Per alcuni anni i giovani sono stati descritti come la generazione più sensibile alla crisi climatica e ai suoi effetti.
Secondo il sondaggio Eurobarometro della Commissione Europea del giugno 2025, l’85% dei cittadini considera il cambiamento climatico un problema grave.
La percentuale è ancora più alta tra le donne e soprattutto tra i giovani tra i 15 e i 24 anni (88%, contro l’83% della fascia 40-54). Inoltre, chi è direttamente esposto ai rischi climatici mostra livelli di preoccupazione maggiori rispetto a chi non lo è (91% contro 81%).
Una tendenza oggi in evoluzione.
Un’analisi del centro di ricerca Openpolis, basata su dati Istat relativi al benessere equo e sostenibile, evidenzia infatti un lieve calo della preoccupazione ambientale tra le persone giovani in Italia.
Nel 2019, il cambiamento climatico e l’aumento delle emissioni rientravano tra le prime cinque preoccupazioni per il 73% dei giovani tra i 20 e i 24 anni e per il 70% di quelli tra i 14 e i 19. Negli anni successivi queste percentuali sono diminuite, arrivando rispettivamente al 70% e al 67%.
La sensibilità verso la crisi climatica risulta inoltre legata al livello di istruzione: chi possiede titoli di studio più elevati, come laurea o dottorato, tende a essere più consapevole e attivo.
In questo quadro, la scuola gioca un ruolo cruciale, non solo come luogo di formazione ma anche come ambiente fisico che può influenzare la percezione dei rischi ambientali.
Un aspetto significativo riguarda infatti la collocazione degli edifici scolastici. Secondo i dati Istat, su circa quarantamila edifici scolastici statali, poco più di mille (il 2,3%) si trovano in prossimità di fonti di inquinamento atmosferico.
La distribuzione non è uniforme sul territorio: le percentuali più elevate si registrano in Liguria, Lazio e Puglia, mentre diverse regioni – come Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Molise – restano sotto l’1%.
Nei capoluoghi di provincia la situazione appare tendenzialmente più critica: qui il 5% delle scuole statali è vicino a fonti di inquinamento, circa il doppio della media nazionale.
Tuttavia, anche in questo caso emergono forti differenze territoriali. In 53 capoluoghi il problema non è segnalato, mentre i valori più alti si registrano a La Spezia e Foggia, seguite da Taranto e Imperia. Percentuali rilevanti si osservano anche a Pistoia, Ancona, Reggio Emilia, Napoli, Treviso e Livorno.
Se da un lato i giovani continuano a dimostrarsi nel complesso sensibili alla crisi climatica, emergono però delle disuguaglianze territoriali legate agli edifici scolastici.
Frequentare una scuola nei pressi di una fonte d’inquinamento può far aumentare la consapevolezza dei rischi per la salute e della necessità di tutelare l’ambiente. Dall’altro lato, però, crescere e studiare in contesti dove sono presenti situazioni di degrado ambientale e inquinamento può normalizzare queste circostanze, facendo diminuire la sensibilità per l’ambiente e la percezione della gravità della crisi climatica.
Dall’analisi di Openpolis emerge la centralità del ruolo della scuola, sia come spazio educativo per educare e sensibilizzare le giovani generazioni, sia come spazio fisico talvolta esposto ad ambiente poco sicuri.
Spazi in cui serve investire tramite politiche mirate che riducano l’esposizione all’inquinamento e accrescano la consapevolezza ambientale.