La transizione energetica è una necessità strategica e strutturale, non più un traguardo di lungo periodo. Contrastare il cambiamento climatico è oggi indispensabile e senza questo intervento, l’equilibrio del pianeta e il futuro dell’umanità sono a rischio.
Lo evidenzia con estrema chiarezza dall’ingegner Valerio Lombardi durante il panel dedicato al rapporto tra ateneo e territorio svoltosi nella Sala Ulisse di SiciliaFiera, in occasione dell’edizione 2026 di Ecomed.
I modelli produttivi stanno attraversando una trasformazione profonda. Questo cambiamento è guidato dai rigidi rapporti IPCC e dalle recenti evoluzioni normative, come la Direttiva UE 2022/2464 e la Legge Italiana n. 125/2024.
In questo contesto, il legame tra impresa e sostenibilità evolve radicalmente. Non si tratta più di una semplice conformità burocratica: oggi, la sostenibilità è diventata un cruciale per la competitività industriale e la reputazione aziendale.
Un ruolo cruciale in questo processo è ricoperto dall’Università di Catania che, attraverso la sua Terza Missione, agisce come motore di trasformazione e mediatore culturale.
Collabora attivamente con centri di eccellenza come il Cersites della Sapienza Università di Roma per sviluppare strumenti avanzati di simulazione degli impatti energetici sotto il profilo tecnico, economico e sociale.
Proprio sul fronte della comunicazione ambientale, il lavoro congiunto tra Ateneo e Cersites punta a superare il cosiddetto deficit di informazione attraverso una divulgazione scientifica trasparente e basata sui dati, essenziale per mitigare i fenomeni di resistenza locale e la sindrome NIMBY (Not In My Back Yard).
L’integrazione tra ricerca scientifica e sviluppo industriale trova un esempio virtuoso in Italbiotech.
Si tratta di una startup innovativa e società benefit catanese, che si pone come ponte tra l’innovazione responsabile e il territorio. La stessa si avvale della consulenza scientifica dello stesso Lombardi per esplorare frontiere tecnologiche d’avanguardia.
Tra i temi di maggiore rilevanza emersi dal confronto, coordinato con autorevolezza dalla professoressa Margherita Ferrante, delegata rettorale alla Terza Missione, spicca il focus sul nucleare di nuova generazione, ormai parte integrante della Tassonomia UE e leva strategica per garantire continuità produttiva e sicurezza energetica accanto alle fonti rinnovabili.
La discussione ha posto l’accento sui piccoli reattori modulari di IV Generazione (SMR/AMR), progettati per essere intrinsecamente sicuri, economicamente sostenibili e capaci di trasformare le scorie riprocessate in una risorsa preziosa, offrendo prospettive concrete per abbattere i costi energetici che ancora gravano pesantemente sul sistema produttivo siciliano.
In termini di comunicazione, il passaggio dal nucleare tradizionale a quello di quarta generazione richiede un nuovo paradigma narrativo: non più solo grandi infrastrutture calate dall’alto, ma tecnologie scalabili e integrate.
L’accettazione sociale dipende da una strategia di public engagement che metta al centro il dialogo costante con la comunità.
L’appuntamento, introdotto dalla prorettrice Lina Scalisi e arricchito dai contributi della professoressa Ida Nicotra e della professoressa Agata Matarazzo, ha riaffermato la centralità del supporto alle startup come strumenti essenziali per declinare la sostenibilità nelle sue tre dimensioni fondamentali: ambientale, sociale ed economica.
Attraverso la sinergia con partner istituzionali come l’ENEA e l’impegno costante nella diffusione culturale, l’Università di Catania e realtà come Italbiotech dimostrano che il valore nel lungo periodo si genera solo attraverso una visione che sappia coniugare rigore scientifico, responsabilità sociale e pragmatismo industriale.
Questo rende le tecnologie emergenti non solo accessibili, ma pienamente accettate, comprese e integrate nel tessuto economico regionale.