Natural Risk Forum, la prima edizione a Roma

Il 21 aprile Unipol ha organizzato a Roma la prima edizione del Natural Risk Forum. L’evento nasce per favorire il dialogo tra istituzioni e imprese sul valore economico della prevenzione. L’obiettivo è definire nuove strategie di adattamento climatico puntando sulla sinergia tra la sfera pubblica e privata.

Il Natural Risk Forum (NRF) si presenta dunque come un hub per il dialogo tra istituzioni, mondo della ricerca e le imprese. L’obiettivo è generare una riflessione sugli eventi naturali catastrofici, analizzandone le profonde ricadute sul tessuto sociale, economico e industriale. Da qui è necessario operare in modo strategico.

Nato il 14 ottobre 2025 su iniziativa del Gruppo Unipol, il NRF è il primo Think Tank dedicato alla promozione della governance dei rischi naturali. L’attenzione è posta ad ogni fase critica: dalla mappatura e prevenzione fino all’emergenza e alla ricostruzione.

L’obiettivo è duplice: proteggere il tessuto economico dei territori e diffondere una moderna cultura del rischio per ridurre i danni.

Ad il gruppo ha realizzato due Quaderni di Ricerca, per raccogliere dati e per dare continuità e cedibilità a quanto emerge durante gli incontri del Forum.

Il primo, dal titolo I rischi catastrofali: una visione d’insieme, analizza la crescente fragilità dell’Italia di fronte agli eventi estremi, evidenziando come la semplice gestione delle emergenze sia ormai insufficiente.

Lo studio propone di passare a una strategia basata sulla prevenzione e sulla pianificazione anticipata. In questo contesto, la collaborazione tra istituzioni e imprese diventa fondamentale per unire risorse e competenze, riducendo gli impatti economici e rendendo i territori realmente resilienti.

Il secondo, dal titolo L’impatto economico delle catastrofi naturali in Italia: il Natural Risk Index è stato presentato lo scorso 21 aprile.

In questa occasione si parla di Natural Risk Index (NRI), un indicatore che misura il rischio di catastrofi in Italia. L’NRI incrocia tre fattori: la pericolosità dell’evento estremo, l’esposizione dei beni e la vulnerabilità degli stessi anche a livello economico.

I grafici mostrano la distribuzione territoriale del Natural Risk Index per le regioni italiane, per tutti i Peril (terremoti, alluvioni e tempeste convettive). La scala di colori rappresenta il valore dell’indice, con tonalità più scure associate a un impatto economico relativo più elevato. I numeri riportati all’interno di ciascuna regione indicano la posizione in classifica, dove 1 corrisponde alla regione con il valore più alto del Natural Risk Index e 20 a quella con il valore più basso. Fonte: Unipol

Con questa premessa, il Quaderno mette in relazione l’NRI al gap delle coperture assicurative. Un’analisi che permette di capire le priorità di intervento nelle regioni per proteggere gli edifici e potenziare i sistemi di difesa.

Il primo Natural Risk Forum, ha visto aprire la mattinata con la discussione e diffusione del nuovo studio, per poi passare ai successivi tre panel.

La vulnerabilità dei territori e il valore della prevenzione e Le politiche di adattamento: il ruolo del settore pubblico, del settore privato e gli spazi per il partenariato, con l’intervento di alcune amministrazioni locali.

In conclusione Dati e modelli a servizio della prevenzione, con l’intervento di esponenti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Non si può aspirare ad un annullamento del rischio, ma certamente è necessario rivalutare il sistema di prevenzione e adattamento ai fenomeni legati al cambiamento climatico. Una condizione che si presenta sempre più a causa di eventi estremi che si caratterizzano come tali per la loro frequenza e intensità.

Costruire una cultura del rischio condivisa che superi la dicotomia tra esperti e cittadinanza è in questo contesto l’obiettivo della comunicazione ambientale.

Con una narrazione di prossimità, ogni abitante diventa consapevole delle fragilità specifiche del proprio luogo. Così si crea l’opportunità di definire un rapporto più sicuro ed equilibrato con il territorio.