È meglio la falce o il pannello?

| scritto da |


di Silvia Musso

Fotovoltaico sì o fotovoltaico no? La questione non è essere a favore o contro l’energia rinnovabile derivante dal sole, la questione è evitare che la diffusione di un’utile e necessaria fonte alternativa di energia produca esternalità dannose per l’ambiente. È questo il messaggio che sembra emergere dalle numerose comunicazioni istituzionali e delibere comunali o regionali che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del 2010.

Nell’ultimo anno in tutta Italia hanno iniziato a sorgere impianti fotovoltaici a terra che occupano campi e terreni agricoli: dalle aree collinari del Piemonte, alla Pianura Padana dove, per fare un esempio, il piccolo comune di Monticelli d’Ongina (PC) da capitale dell’aglio, eccellenza gastronomica locale, sta diventando “capitale del fotovoltaico” grazie ad una tenso-struttura di 11.530 pannelli solari da due metri quadrati ciascuno; dalla Regione Puglia, regione leader del fotovoltaico in Italia, ma contemporaneamente delle speculazioni sul fotovoltaico a terra che toglie spazio all’agricoltura, alla Provincia di Grosseto che nel mese di giugno scorso ha liberalizzato il 90% delle aree agricole all’installazione di fotovoltaico a terra.

In reazione a quella che ha tutte le sembianze di una speculazione indiscriminata che va a danneggiare un settore economico, quello agricolo, già in crisi, si sono alzate numerose voci e sono nate campagne comunicative per contrastare questo trend e proporre soluzioni alternative.
Si ricorda il progetto realizzato da Legambiente insieme a AzzeroCO2 “Eternit Free” il cui intento di convertire i tetti in amianto in pannelli fotovoltaici ha avuto successo in numerose province italiane o “SI’ al fotovoltaico, ma non su terreni liberi. Stop al Consumo di Territorio”, la campagna nella campagna del Movimento Stop al Consumo di Territorio che intende regolamentare i permessi per nuovi impianti di pannelli fotovoltaici a terra.
In poco più di un anno il Movimento ha posto l’attenzione di cittadini e pubbliche amministrazioni su questo tema spinoso attraverso interessanti modalità di sensibilizzazione e coinvolgimento diretto degli amministratori locali. Sono state, infatti, inviate ai sindaci lettere di presentazione della campagna per evitare fraintendimenti e una bozza di delibera per richiedere la regolamentazione della realizzazione di impianti fotovoltaici a terra, escludendo rigorosamente quelli progettati su terreni agricoli liberi e per consigliare a eventuali società proponenti di ricercare siti in aree a destinazione produttiva, su superfici coperte già esistenti o, in alternativa, siti all’interno della perimetrazione dell’abitato.
Queste richieste sono state accolte da molti comuni come quelli di Rivalta di Torino, Carignano, Racconigi in provincia di Torino e Alba e Savigliano in provincia di Cuneo.

Anche alcune Regioni si sono impegnate nella comunicazione istituzionale a tutela dei terreni agricoli. È il caso della Regione Piemonte la cui giunta, con delibera entrata in vigore il dicembre scorso, ha individuato le aree e i siti non idonei all’installazione di impianti fotovoltaici a terra.
Anche la Regione Puglia si è di recente mossa in questa direzione. A dicembre ha infatti siglato accordi con le aziende Enel.si e Beghelli per favorire l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di cittadini e aziende.

Sicuramente la questione delle energie rinnovabili è lungi dall’essere risolta e chi si muove contro il fotovoltaico a terra è accusato di essere contro l’innovazione tecnologica e lo sviluppo economico. Per rispondere a queste critiche presentiamo un progetto innovativo che apre nuovi orizzonti sia economici sia ambientali realizzato da AzzeroCO2 ed Exalto. Si tratta del parco fotovoltaico da 5 megawatt che sarà costruito a Cutrofiano (Le). Su un terreno agricolo di 26 ettari saranno installati 700 pannelli inseguitori a concentrazione che hanno una resa maggiore, in termini di produzione energetica, del fotovoltaico tradizionale. Il progetto che è una prima sperimentazione in Italia, dovrà essere la soluzione per far convivere i pannelli con l’agricoltura. Sul sito di AzzeroCO2 si legge infatti che il progetto propone una soluzione innovativa al problema di coniugare la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra con la tutela del suolo e dell’agricoltura locale. La superficie dell’inseguitore è infatti dotata di pannelli bianchi che determinano la rifrazione della luce solare a terra, favorendo la crescita delle colture seminate nel terreno sottostante. La concentrazione degli inseguitori sul terreno, infine, è stata progettata in modo da non permettere uno sfruttamento intensivo dell’area, ma di salvaguardare e favorire l’uso agricolo del suolo. Questa nuova tecnologia sarà veramente la chiave di volta per trovare un compromesso tra agricoltura, paesaggio e energia?

Un commento su “È meglio la falce o il pannello?”

  1. Mi stupisco sempre come l'uomo sia passato dal concepire la natura come matrigna (di leopardiana memoria) a corpo inerte da sfruttare per ottenere vantaggi economici in tutti i modi possibili. Le idee trasformano la visione della realtà, facendoci dimenticare il suo senso originario (che credo scorretto in entrambe i casi).
    Discutere del fotovoltaico installato a terra è come dibattere se sia giusto fare figli per avere dei reni da vendere ed aumentare il PIL!!! Anche di reni ce n'è in sovrappiù, per vivere ne basta uno!!! Che senso ha tutto ciò?
    So di esagerare ma l'uso di terreno fertile per mettere cemento, pannelli, catrame… a solo scopo speculativo (senza gli esorbitanti incentivi poco si muoverebbe) è come estirpare una parte viva di noi, anche se superflua, per avere una buona resa economica. Questa mattina leggo una notizia su http://www.edilportale.com/news/2011/01/risparmio-energetico/dlgs-rinnovabili-nuove-proposte-di-modifica-dalle-associazioni_21173_27.html
    dove mi viene detto che le associazioni ambientaliste sono contro la limitazione di installare fotovoltaico a terra.
    Non se ne esce più!!
    Credo che il problema rimanga la “mentalità speculativa” che contraddistingue la nostra epoca: fare più soldi possibili con il minimo sforzo (già ai tempi della scuola i “migliori” erano quelli che senza studiare prendevano i voti alti).
    E' banale la riflessione, ma tutte le volte che la applico alle contraddizioni dello sviluppo sostenibile mi sembra una buona chiave di lettura.
    Dietro a “più lavoro, più occupazione, più PIL” c'è sempre la corsa impazzita dell'accumulo che dimentica la logica per cui le cose sono state create.
    Se la comunicazione ambientale corre dietro ai finanziamenti per poter esistere rimarrà asfittica, le idee “ambientali” chiedono sobrietà e logica “naturale”, non artifizi commerciali. E se la comunicazione (così come la produzione, il commercio….) non ha un'idea forte da trasmettere, sappiamo bene che fa poca strada. Anche quando ci vogliono far credere il contrario.

Lascia un commento