Chora Media racconta il podcast L’ultima goccia

L’ultima goccia – Viaggio lungo il Po è un podcast di Chora Media, scritto da Francesca Milano, vincitore del Premio CliCAlp durante il Premio AICA 2025, dedicato in quest’ultima edizione al giornalismo ambientale.

Un audio reportage che raccoglie le storie di chi vive accanto al Po, il “grande fiume” che, dalle Alpi al Mare Adriatico, suscita amore e rispetto nelle persone che lo abitano e che con esso si relazionano. L’ultima goccia è il racconto di una risorsa preziosa, l’acqua, di un fiume simbolo della siccità causata dai cambiamenti climatici e di come può essere salvato.

Per capire a fondo origini e prospettive del progetto, abbiamo intervistato Alex Peverengo, producer del podcast per Chora Media.

Com’è nato il desiderio di raccontare il Po oggi? C’è stata una “scintilla” particolare o l’esigenza di documentare un cambiamento ambientale e sociale?

L’idea è nata dalla peculiare situazione che la Pianura Padana stava vivendo nell’estate del 2022. La siccità era forte come mai prima, i telegiornali raccontavano storie drammatiche e c’era un’enorme preoccupazione per i mesi a venire, oltre che per le conseguenze che quella siccità avrebbe avuto sull’inverno successivo.

Abbiamo quindi pensato di affrontare quel particolare momento con un contenuto che sensibilizzasse sul tema, ma che mettesse al centro le persone che facevano i conti quotidianamente con quella situazione straordinaria e che rischiava di diventare sempre più comune.

Durante la produzione, qual è l’incontro o la testimonianza che vi ha colpito di più e che riassume meglio la “personalità” attuale del fiume?

Sentire la storia di Cristiano Carturan, il risicoltore della Lomellina, che dopo generazioni di coltivazione di riso si ritrova a gestire una situazione così imprevista è particolarmente emblematica. Ci racconta del passaggio ad una coltura in asciutta, che cambia il panorama del mare a quadretti a cui siamo abituati. E soprattutto, l’elemento più impensabile di tutti: la possibilità di abbandonare la coltura del riso, per dedicarsi a tipologie di cereali che necessitano di meno acqua.

Il racconto del Grande Fiume è connesso alla crisi climatica. Come avete bilanciato il dovere di cronaca ambientale con la necessità di creare un racconto che fosse anche poetico e coinvolgente?

Francesca è una giornalista esperta e sa come garantire che un racconto sia veritiero e allo stesso tempo coinvolgente. C’è stato tanto lavoro di ricerca e preparazione sul fenomeno ambientale che stavamo raccontando. Altrettanto sulla vita condotta dalle persone che siamo riusciti a contattare per le interviste.

Il connubio di queste due attività preparatorie ha permesso di bilanciare gli elementi scientifici con quelli più narrativi, creando un racconto immersivo e d’impatto.

Come si trasforma un dato scientifico o un fenomeno complesso in una storia che le persone abbiano voglia di ascoltare con un podcast?

Attraverso le esperienze vissute da chi con quei fenomeni complessi si relaziona ogni giorno.

La sfida del podcast era proprio questa: trasformare i dati e le informazioni relativi ad un fenomeno così complesso in contenuti che potessero essere alla portata di tutti. E questo succede solo raccontando le storie delle persone.

Inoltre, l’elemento sonoro sicuramente aiuta ad avere un racconto che sia coinvolgente e riduce le barriere all’ingresso sia per chi racconta che per chi ascolta

Ricordi un momento specifico durante le registrazioni in cui il contesto ambientale vi ha costretto a cambiare i piani della narrazione?

Diciamo che la siccità, tristemente, ha facilitato l’accesso ad alcuni spazi che, con il fiume in piena, non sarebbero stati avvicinabili. Mi viene in mente però che Francesca ha deciso di inserire una tappa che forse, in altre condizioni, non avremmo fatto. Quella per vedere i luoghi di Don Camillo e Peppone. Abbiamo raccontato come il fiume, nei romanzi descritto sempre in piena, fosse in quel momento quasi delle dimensioni di un rigagnolo. Una tappa che, da questo punto di vista, avremmo volentieri evitato di fare.

Considerando il successo di questo format, vedi L’ultima goccia come progetto pilota di un’antologia sonora dedicata alle aree interne e ai territori meno conosciuti d’Italia?

In un certo senso lo è già diventata, un’antologia. Purtroppo sempre per ragioni non allegre.
L’anno successivo, nel 2023, abbiamo realizzato Dopo il fango, un reportage audio per raccontare le storie di resistenza e ripartenza dei territori della Romagna colpiti dall’alluvione.

Il taglio è più cronachistico perché l’evento era appena accaduto. Non è stato semplice infatti mettere le persone, che avevano mezzo metro d’acqua in casa, nelle condizioni di aprirsi. Ma è stato un esperimento necessario e molto emozionante. Speriamo, in questo senso, che non ci siano altri episodi di questa antologia.