Non so come dirtelo: è difficile comunicare la transizione ecologica?

Il progetto di comunicazione ambientale Non so come dirtelo, nato nel 2022, utilizza una frase del linguaggio comune per spiegare le sfaccettature e le difficoltà della transizione ecologica.

Il progetto è prodotto da SPELL srl, Società per Elevare il Livello del Lavoro, che da vent’anni si occupa di formazione e comunicazione e vuole fornire risposte alle domande più frequenti in tema di cambiamento climatico e sostenibilità.

Le domande vengono fatte ad esperti e professionisti del settore. Come ci spiega Daniele Scaglione, uno dei fondatori di SPELL e ideatore di questo progetto

«Principalmente parliamo con persone che si trovano a lavorare in questi ambiti. Facendo formazione sulle soft skills, abbiamo contatti con tantissime aziende che si misurano con la transizione ecologica. Gli chiediamo di raccontarci cosa fanno e come nel tempo si sono adattate al tema della sostenibilità».

Non so come dirtelo propone diversi format, alcuni esempi chiari arrivano direttamente dal loro podcast Ma cosa c’è di tanto difficile?

Qui si alternano al microfono diversi noti protagonisti, tra cui Silvia Moroni, Stella Levantesi, Simona Trerè, Elisa Palazzi.

Troviamo, nella puntata n.44 Giorgia Sartori, che racconta l’azienda di abbigliamento Fratelli Campagnolo, leader nel settore dell’abbigliamento e il suo percorso verso la sostenibilità ambientale, legate al riciclo dei prodotti e all’utilizzo di materiali ecosostenibili. Nella puntata n.43 invece, Tiziana Laffi, consulente e appassionata di sostenibilità, ci parla del modo in cui ha iniziato ad utilizzare le sue capacità di analisi dei dati per aiutare le aziende a prendere decisioni sostenibili dal punto di vista ambientale, ma anche economico.

Gli esperti poi, trovano spazio anche nella sezione Chi prova a dirlo, che proprio con la comunicazione scientifica cercano di spiegare la transizione ecologica o si pongono il problema di trovare il modo migliore per farlo.

«Un esempio è il professor Matteo Motterlini, di cui ho letto la vostra intervista e con cui abbiamo parlato delle difficoltà a livello cognitivo e comportamentale, che ci possono essere nel fare qualcosa per combattere la crisi climatica. Oppure Giovanni Mori con cui invece abbiamo parlato di come si comunicano questi argomenti».

Scaglione ci racconta poi la genesi di Non so come dirtelo.

Un’ idea arrivata dall’insieme di due fattori: la pubblicazione del libro Più idioti dei dinosauri, con un taglio narrativo che tratta il futuro delle nuove generazioni condizionato dalla crisi climatica, e il lavoro portato avanti da SPELL.

«In quanto società che si occupa di formazione, abbiamo deciso di lavorare anche sul tema della transizione ecologica e della crisi climatica, seguendo un taglio più narrativo. Non spieghiamo la crisi climatica, ma cerchiamo modi originali e interessanti per parlare di quello che si deve fare per provare a contrastarla».

Scaglione racconta inoltre il profondo cambiamento nel suo modo di comunicare dopo il tempo trascorso ad Amnesty International. Un’esperienza che gli ha insegnato a usare uno stile più incisivo, capace di condannare o approvare determinati comportamenti senza ambiguità.

All’opposto, la comunicazione legata alla questione ambientale deve aprirsi al confronto: è necessario restare ancorati ai dati scientifici, evitando però di trasformare il dibattito in uno scontro morale tra buoni e cattivi, tra bravi e non bravi.

«La transizione è una sfida complessa. Molte persone, aziende e interi sistemi economici dipendono ancora dai combustibili fossili: alcuni non comprendono la necessità del cambiamento, altri vorrebbero cambiare ma mancano degli strumenti per farlo. In un contesto così delicato, non si può agire con superficialità».

Scaglione infine sottolinea l’impossibilità di comunicare il clima come se fosse un’emergenza passeggera. A differenza di temi come la sicurezza, dove l’allarme costante genera una reazione nel pubblico, sull’ambiente il registro emergenziale perde efficacia.

Lo schema comunicativo che funziona per la cronaca non è applicabile all’ecologia.

L’importanza di progetti come Non so come dirtelo sta proprio nella possibilità di cambiare questi stereotipi riguardo la comunicazione ambientale, rendendo invece l’argomento più fruibile al pubblico.