La nuova campagna di comunicazione del Consorzio Biorepack, che insegna a riconoscere gli imballaggi in bioplastica compostabile, dimostra la sua efficacia con un gesto semplice e riconoscibile.
È partita, a fine novembre 2025, Ce l’ha il Biorepack?, la campagna ideata dall’omonimo Consorzio per accompagnare il debutto del nuovo marchio volontario Organico Biorepack. L’obiettivo è allargare la conoscenza sulla bioplastica compostabile e rafforzare la filiera circolare.
Al centro della comunicazione c’è un’immagine chiara: una mano che porge un imballaggio verso il bidoncino dell’umido, con un torsolo di mela a simboleggiare la compostabilità, e sotto il nome del marchio.
La grafica è semplice, composta da pochi elementi, per sottolineare la praticità del problema: riconoscere quali rifiuti vanno nell’organico e quali no.

Il presidente del consorzio Biorepack, Marco Versari, spiega il motivo della scelta: «Per esplicare il valore degli imballaggi di bioplastica, è necessario che i cittadini li sappiano riconoscere e li conferiscano correttamente con l’umido domestico una volta giunti a fine vita».
Chiedersi, davanti al bidone dell’umido, Ce l’ha il Biorepack?. Se l'imballaggio riporta il marchio Organico Biorepack, va gettato nell'umido; se non ce l'ha, meglio fermarsi un secondo a controllare: non tutto ciò che sembra, è realmente compostabile.
L’imballaggio Biorepack non è un tipo di plastica qualunque
L’imballaggio con marchio Biorepack non è una plastica tradizionale, ma un materiale bio-based, biodegradabile e compostabile, destinato alla raccolta dell’umido.
A differenza delle plastiche da fonti fossili, le bioplastiche Biorepack provengono da fonti rinnovabili e si decompongono biologicamente. Successivamente si trasformano in compost attraverso processi industriali di compostaggio, invece di essere smaltiti in discarica o negli impianti di riciclo della plastica tradizionale.
Questo tipo di imballaggio deriva da materie prime vegetali, come l’amido di mais, di grano o di patate, dalla cellulosa, oli vegetali o alghe. Si trova comunemente nella vita quotidiana sotto forma di sacchetti per frutta e verdura, shopper per la spesa, buste per l’organico, capsule del caffè e vaschette alimentari.

La campagna di comunicazione dalla televisione alla carta stampata, per raggiungere tutti
La campagna, affidata all’agenzia Connexia, è stata trasmessa per la prima volta in televisione lo scorso 30 novembre con uno spot di 60 secondi. Poi è stata diffusa sulla carta stampata, sulla radio, nei mezzi di trasporto pubblici e negli aeroporti.
Nello spot da un minuto, il marchio viene rappresentato dalla domanda Ce l’ha il Biorepack?. Uno slogan semplice che diventa una sorta di abitudine che entra nella routine delle persone per sensibilizzarle sulla raccolta differenziata.
Una campagna che si concentra su un’azione facile e riconoscibile, che spinge alla riflessione su dove cestinare gli imballaggi presentando una soluzione sostenibile e chiara. Una semplice domanda che promuove uno stile di vita più consapevole e attento all’ambiente, una scelta comunicativa efficace.