Noi, esseri ecologici di Timothy Morton non è un libro sull’ecologia. È un libro che rifonda l’ecologia, scardinando le sue narrazioni più consolidate con un gesto filosofico tanto radicale quanto necessario.
Morton parte da un’intuizione semplice e potentissima: non siamo dentro l’ecologia, siamo ecologia. Non osservatori esterni della crisi climatica, né tecnici chiamati a riparare un sistema guasto, ma corpi, relazioni, materia intrecciata con tutto ciò che esiste.
Respirare, mangiare, produrre: ogni gesto è già ecologico. La questione ambientale, allora, smette di essere un problema là fuori e diventa una condizione esistenziale, che attraversa ogni istante della nostra vita.

Liberarsi dall’ecologia eroica
Ciò che rende questo saggio profondamente ispirazionale è la sua capacità di liberarci dall’idea paralizzante di un’ecologia eroica, fatta solo di grandi gesti, sacrifici e purezza morale.
L’autore smonta la retorica dell’essere green come performance identitaria e ci invita a fare pace con l’ambiguità: siamo esseri ecologici anche quando sbagliamo, consumiamo, ci contraddiciamo.
L’ecologia, per Morton, non è armonia perfetta ma convivenza nel caos, coabitazione con ciò che è strano, non umano, imprevedibile. È un pensiero che decolpevolizza senza togliere le responsabilità, che restituisce volontà di agire proprio nel momento in cui accettiamo la nostra fragilità e interdipendenza.
Complessità e accessibilità
Il libro tiene insieme filosofia, cultura pop, scienza e politica. Morton parla di riscaldamento globale, iperoggetti, capitalismo, depressione climatica, senza mai ridurre la complessità a slogan o soluzioni facili. Il valore del testo sta proprio qui: non indica scorciatoie, ma cambia il modo in cui pensiamo la questione ecologica.
Va detto con onestà: la scrittura può risultare ostica. Senza una base di filosofia contemporanea, alcuni concetti rischiano di apparire opachi. Noi, esseri ecologici è un libro che chiede tempo, rilettura, attrito. Non accompagna passo dopo passo, ma sposta il terreno sotto i piedi e lascia al lettore il compito di riorientarsi.
Perché leggerlo
Per chi si occupa di ambiente, comunicazione e attivismo, questo saggio è prezioso proprio perché rompe le narrazioni semplificate e apre nuovi spazi di pensiero. Non consola e non rassicura, ma invita a una responsabilità più profonda: riconoscerci, finalmente, per ciò che siamo già.
Esseri ecologici. Sempre.