La temporalità della cultura giapponese come bussola della sostenibilità
Nel 2025 Epson celebra 50 anni di storia. Un anniversario che invita a guardare non solo ai risultati tecnologici raggiunti, ma anche alla visione culturale che li ha resi possibili.
Perché parlare oggi di sostenibilità in casa Epson significa, prima di tutto, parlare di processi e ambizioni che danno frutto nel tempo, di attenzione ai segnali della natura e di responsabilità verso le generazioni future.
Le radici di questa visione affondano nella cultura giapponese e nei luoghi in cui l’azienda è nata, sulle sponde del lago Suwa. Qui, già negli anni Settanta, Epson aveva avviato sistemi di depurazione e riutilizzo delle acque industriali per preservare un ecosistema considerato parte integrante della comunità locale.
Un approccio che riflette un principio profondamente radicato: osservare la natura, comprenderne i cambiamenti e agire di conseguenza.
Non a caso, nel racconto aziendale tornano spesso riferimenti simbolici come la fioritura dei ciliegi, monitorata da secoli in Giappone e oggi sempre più anticipata a causa del riscaldamento globale, o la leggenda dell’Omiwatari, il ponte di ghiaccio formato dalle crepe, che un tempo attraversava il lago Suwa e che oggi si forma sempre più raramente. Segnali visibili di un equilibrio che si sta modificando.
Questa sensibilità si traduce in una strategia di sostenibilità strutturata e una visione chiara nell’affrontare la sfida climatica, illustrata nel Sustainability Report 2025 di Epson.

In questo spazio si racconta di un percorso di decarbonizzazione certificato Science Based Targets, con l’obiettivo di raggiungere non solo la neutralità climatica entro il 2050 ma, nel tempo, puntare a diventare carbon negative, andando quindi oltre il semplice bilanciamento delle emissioni.
Secondo questa logica, la decarbonizzazione passa dall’uso di energie rinnovabili, dall’ottimizzazione della logistica globale e dallo sviluppo di tecnologie capaci di assorbire CO₂, come i progetti basati su alghe che trasformano l’anidride carbonica in materiali riutilizzabili nell’edilizia.
Un altro ambito centrale è quello dell’economia circolare, in particolare nel settore tessile.
I numeri ci dicono che in Italia, ogni anno vengono buttati via 102 milioni di capi di abbigliamento per bambini e adolescenti. Un volume tale che, se impilato, raggiungerebbe un’altezza pari a 115 volte il Monte Everest. Un’immagine potente che rende tangibile la scala del problema.
È in questo contesto che Epson sviluppa tecnologie come la Dry Fiber Technology, in grado di rigenerare gli scarti tessili senza l’uso di acqua, trasformandoli in nuove fibre e aprendo la strada a un riutilizzo concreto dei materiali. A questo si affiancano progetti sul recupero di metalli ad alta purezza da rifiuti industriali e sulla produzione di bioplastiche da biomasse, biodegradabili anche in ambiente marino.
Un impegno che si riflette anche nel sostegno di Epson alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), con un’attenzione particolare alla prevenzione e alla corretta gestione dei rifiuti elettronici, tema chiave in un settore ad alta intensità tecnologica.
La storia di Epson dimostra che la sostenibilità non nasce da soluzioni rapide, ma da scelte coerenti nel tempo, spesso prese quando i risultati non sono immediatamente visibili.
Un approccio radicato nelle origini stesse dell’azienda, nata come produttrice di orologi, dove compattezza, efficienza e precisione non erano solo requisiti tecnici, ma valori culturali. La stessa attenzione alla misura, all’uso parsimonioso delle risorse e all’affidabilità nel tempo guida oggi l’innovazione tecnologica di Epson al servizio della società.
Questa visione di lungo periodo trova un precedente significativo nella storia recente. Alla fine degli anni Ottanta, quando il tema ambientale dominante era il buco dell’ozono, la comunità internazionale adottò il Protocollo di Montreal. Una svolta che prevedeva l’eliminazione progressiva dei CFC, allora ampiamente utilizzati nei processi industriali. Epson fu la prima azienda giapponese a eliminare questi gas dai propri cicli produttivi, anticipando l’entrata in vigore del protocollo.
A distanza di oltre trent’anni, i primi segnali di ripristino dello strato di ozono mostrano come decisioni prese collettivamente, anche in assenza di risultati immediati, possano produrre effetti reali nel tempo.
Un esempio richiamato da Luca Cassani, Sustainability Manager dell’azienda, per sottolineare un principio chiave: i sistemi naturali rispondono con tempi lunghi, e la sostenibilità richiede perseveranza, cooperazione e fiducia nel cambiamento.

È con questa consapevolezza che Epson continua oggi il proprio percorso, dimostrando come l’innovazione tecnologica, quando è guidata da una visione responsabile e culturale, possa contribuire a costruire soluzioni durature per le sfide ambientali del presente e del futuro.
Un percorso raccontato in modo trasparente nel Sustainability Report, che invita lettrici e lettori a guardare alla transizione ecologica non come a una corsa, ma come a un cammino consapevole, collaborativo e condiviso.