Effetto farfalla, un ghiacciaio ci presenta il conto

A 3.000 metri, ai piedi della Barre des Écrins, sul confine tra Piemonte e Francia, c’è un ghiacciaio che si sta ritirando, lasciando emergere ciò che per decenni era rimasto nascosto. Mentre il ghiaccio subisce, come tutta la Terra, gli effetti del cambiamento climatico, restituisce oggetti che pensavamo fossero sepolti per sempre.

Sul profilo Instagram fotografo valsusivo Davide Marcucci un carosello racconta con immagini eloquenti la trasformazione del paesaggio. Il ghiaccio che scompare non restituisce infatti soltanto roccia: dal suo ritiro riaffiorano oggetti che il tempo aveva inghiottito e che sembravano destinati a rimanere sepolti per sempre.

Le fotografie, riprese e commentate anche dal meteorologo Andrea Vuolo sulla sua pagina @meteoinpiemonte, raccontano proprio questo momento di restituzione. Mostrano un ghiacciaio che, fondendosi, riporta alla luce centinaia di lattine, barattoli e un vecchio sci intrappolati nel ghiaccio per decenni, strato dopo strato, come in un archivio che oggi si riapre.

La montagna ha tenuto il conto, in silenzio, di tutto quello che ci siamo lasciati alle spalle senza voltarci. E ora, mentre il ghiaccio arretra, quel conto ce lo sta presentando.

C’è un dettaglio a cui fare particolare attenzione: quegli oggetti non sono arrivati tutti insieme, ma sono il risultato di centinaia di gesti apparentemente insignificanti, distribuiti nel tempo, che il ghiaccio ha conservato.

Queste foto sono occasione per rendere visibile ciò che normalmente passa inosservato. Si dimentica in breve tempo di aver lasciato qualcosa in natura. L’ambiente, invece, continua a portarne il peso per anni.

Così ne nasce il racconto di un aspetto fondamentale: noi possiamo dimenticare, l’ambiente conserva le tracce di ciò che accade.

Quando un oggetto viene abbandonato in natura, può sembrare che con il tempo scompaia. In realtà, il tempo non lo cancella semplicemente: lo trasforma e lo disperde nell’ambiente. Ciò che ai nostri occhi sembra svanire può quindi continuare a lasciare una traccia, contribuendo nel tempo a modificare gli equilibri degli ecosistemi.

Ogni scelta che facciamo oggi contribuisce a costruire il futuro che verrà, lasciando un’eredità che contribuiscono nel tempo a modificare gli equilibri degli ecosistemi.

Lo stesso meccanismo vale anche per altri comportamenti che spesso consideriamo innocui.

Portarsi via un sasso da un sentiero d'alta quota o una conchiglia dalla battigia sembra solo un bel ricordo di una passeggiata o di un’estate. Eppure, anche questi piccoli elementi hanno un ruolo cruciale nell’ambiente. 

Sotto le pietre vivono insetti, licheni e muschi che trovano in quel riparo protezione dagli sbalzi termici della quota. Lasciarle al loro posto aiuta a preservare un suolo che, in ambiente alpino, impiega moltissimo tempo a rigenerarsi. (Rocha et al. 2020, Human-Wildlife Interactions, Stone-Stacking as a Looming Threat to Rock-Dwelling Biodiversity).

Le conchiglie, invece, sono habitat per piccoli invertebrati, riserve di carbonato di calcio utili all’ecosistema costiero e che contribuiscono alla stabilità della spiaggia. Uno studio pubblicato su PLOS ONE (Kowalewski et al. 2014, Vanishing Clams on an Iberian Beach: Local Consequences and Global Implications of Accelerating Loss of Shells to Tourism) ha rilevato un calo fino al 60-70% del numero di conchiglie su una spiaggia del Mar delle Baleari nell’arco di trent’anni. Un fenomeno correlato all’aumento del turismo.

Ciò che sembra trascurabile se fatto da una sola persona diventa strutturale quando viene ripetuto da milioni di persone. È qui che cambia la prospettiva.

Le immagini del ghiacciaio, lo studio sulle conchiglie e quello sui sassi ci mostrano cosa succede quando un piccolo gesto negativo viene ripetuto da centinaia di persone: ogni lattina abbandonata è stata, per qualcuno, un’azione durata pochi secondi. Eppure, oggi vediamo il risultato della loro somma.

Allora vale anche il contrario. Se le azioni che danneggiano l'ambiente si accumulano fino a lasciare un'impronta così evidente, anche quelle che lo preservano acquistano forza quando diventano collettive. 

Mangiare più vegetale, comprare meno vestiti privilegiando l’usato o il prestito, scegliere l’acqua del rubinetto invece di quella in bottiglia, chiudere l’acqua mentre ci si insapona o ci si lava i denti, raccogliere un rifiuto durante una passeggiata: gesti semplici, che da soli possono sembrare poco significativi. Ma quando diventano abitudini condivise da milioni di persone, il loro effetto cambia scala. È dalla somma di queste scelte quotidiane che possono nascere trasformazioni concrete, capaci di incidere sul modo in cui consumiamo e sul futuro dell’ambiente.

Il ghiacciaio ci sta mostrando il risultato delle scelte di ieri. Le scelte di oggi, invece, stanno scrivendo ciò che la Terra ricorderà domani.

Qual è il tipo di impronta che vogliamo lasciare sulla Terra?