Il cambiamento climatico non è più una previsione futura, ma una variabile che sta già modificando il modo in cui viviamo e, sempre di più, il modo in cui le aziende producono. Eventi meteorologici estremi e temperature anomale rendono difficile ignorare una domanda ormai centrale: quanto pesa davvero ogni attività umana sul clima?
È da questa esigenza di misurazione che nasce una crescente attenzione verso l’impatto sull’ambiente di prodotti e processi industriali.
Per le istituzioni e, soprattutto, per le imprese, conoscere e rendicontare le emissioni che derivano dalle proprie attività sta diventando quindi un elemento sempre più rilevante, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello industriale, economico e strategico.
In questo scenario si afferma sempre maggiormente la misurazione della Carbon Footprint di prodotto (CFP), che permette di quantificare le emissioni di gas serra associate al risultato di un intero processo produttivo.
L’utilizzo della CFP è possibile grazie alla ISO 14067, lo standard internazionale che definisce come calcolare e comunicare l’impronta di carbonio di un prodotto. In questo contesto è importante anche l’approccio che viene utilizzato, il Life Cycle Assessment (LCA), che prende in considerazione le diverse fasi del ciclo di vita di un bene: dalle materie prime fino alla gestione come rifiuto.
In questo modo viene generato un dato quantitativo che permette di capire quali sono gli elementi che incidono maggiormente a livello di inquinamento.
Il risultato non si esaurisce quindi in una generica dichiarazione di sostenibilità, ma mostra un insieme di dati con cui le imprese possono lavorare con maggiore accuratezza e precisione.
Del resto, è stato lo stesso mercato a spingere le aziende verso una maggiore trasparenza. Oggi non basta più definire un prodotto green, ma è necessario dimostrare su quali parametri e dati concreti si fondi la sua sostenibilità.
Una tendenza confermata anche da una recente analisi di Ollum, società di consulenza specializzata in sostenibilità.
L’analisi della Carbon Footprint è infatti sempre più richiesta dal mercato e si prepara a diventare uno strumento necessario anche per rispondere ai nuovi requisiti europei applicabili ai prodotti.
Bruxelles, infatti, nel 2024 introduce il Regolamento europeo sull’Ecodesign dei prodotti sostenibili (ESPR), che prevede l’introduzione progressiva di nuovi requisiti ambientali e informativi per specifiche categorie di prodotti. Tra questi rientrano anche parametri come la Carbon Footprint e l’Environmental Footprint, destinati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella valutazione dell’impatto ambientale dei prodotti.
Parallelamente all’ESPR, l’Unione Europea ha introdotto nuove norme per contrastare il greenwashing. Si rende così più stringente l’utilizzo di dichiarazioni e comunicazioni di carattere ambientale. In particolare, vengono limitate le affermazioni generiche sulla sostenibilità quando non sono supportate da dati o elementi verificabili.
Anche sul fronte normativo, quindi, il messaggio rivolto alle aziende è di sostituire alla generica dichiarazione di sostenibilità una comunicazione basata su dati concreti, misurabili e verificabili.
Come sottolinea però Saverio Lapini, Co-Founder di Ollum, la Carbon Footprint non deve essere considerata soltanto uno strumento per ottenere un nuovo dato ambientale, ma come un punto di partenza “per prendere una decisione concreta su quel prodotto“.
Poi lo stesso Lapini spiega: «Sarebbe importante utilizzare la misurazione per capire dove sono concentrate le emissioni e quali leve possono essere attivate per ridurle».
Una modalità di lavoro che potrebbe rendere la Carbon Footprint uno strumento di gestione e sviluppo e non solo di trasparenza verso il mercato.
In futuro, per le aziende che adottano queste metodologie, potrebbe diventare normale affiancare ai tradizionali dati tecnici anche quelli relativi alle emissioni generate lungo il ciclo di vita di un bene.
E così, la domanda che spesso ci poniamo davanti a uno scaffale “quanto inquina ciò che sto acquistando?” potrebbe trovare una risposta direttamente in etichetta, come informazione accessibile e immediatamente confrontabile.