Dal diritto di voto alla sfida climatica: la staffetta dell’ambientalismo femminile

Il 2 giugno 1946 l’Italia superstite del secondo conflitto mondiale, andava a votare per scegliere tra Repubblica o Monarchia. In quella occasione, per la prima volta, a poter decidere sul futuro del paese furono anche le donne.

Le aventi diritto di voto quell’anno furono circa 13 milioni e l’affluenza femminile fu vicina all’89%.

A distanza di 80 anni questi numeri elettorali ci sembrano irraggiungibili e ci raccontano quanto fosse considerato importante poter finalmente votare, un diritto per il quale lottarono intere generazioni di donne italiane.

Così anche la Costituzione entrata in vigore nel gennaio 1948, venne elaborata dall’Assemblea Costituente appena eletta, ai cui lavori parteciparono 21 donne.

Le conquiste sociali giunte successivamente — fino a quelle in campo ambientale degli ultimi anni — affondano le loro radici proprio in quel voto.

Tra le donne che votarono per la prima volta quel 2 giugno c’era anche Laura Conti, partigiana, politica e scrittrice italiana, poi diventata una delle pioniere dell'ecologismo italiano. 

Conti in politica è stata prima consigliera regionale della Lombardia e poi nel 1980 tra le fondatrici della Lega per l’ambiente, oggi Legambiente, di cui poi sarà presidente del Comitato scientifico.

Conti scrisse un importante libro intitolato Visto da Seveso per diffondere i fatti accaduti nella cittadina poco a nord di Milano il 10 luglio 1976. Quel giorno, infatti, la fabbrica Icmesa rilasciò una nube tossica contenente diversi chili di diossina, una sostanza all’epoca quasi sconosciuta ma estremamente nociva.

A seguito di quel disastro e anche grazie anche al lavoro divulgativo di Conti, nel giugno del 1982 l’Unione Europea ha approvato la cosiddetta Direttiva Seveso che si occupa proprio dei rischi di incidenti connessi con determinate attività industriali.

L’attività di Laura Conti fu la dimostrazione pratica di ciò che lei stessa professava, ovvero l’importanza di non fermarsi allo studio, ma agire e operare. Una modalità di azione che ha applicato anche alla politica.

«Sono una studiosa dei problemi ecologici, ma non basta studiare, bisogna darsi da fare».

Un atteggiamento verso il lavoro e l’attivismo climatico che abbiamo conosciuto anche parlando con Sara Segantin, giornalista e cofondatrice del movimento Fridays for Future.

Secondo lei il primo passo è quello di evitare la stessa definizione di ambientalismo: «Smettiamo di parlarne così e parliamo invece del nostro modo di stare al mondo. In questo caso proprio della possibilità di stare in questo mondo» poi sul momento di crisi globale, caratterizzato dall’esplosione di innumerevoli conflitti, Segantin cita un famoso detto indigeno “arrendersi è un privilegio che non possiamo permetterci” e poi, proprio come Conti, invita a rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

Il ruolo della collettività si conferma fondamentale, e ancor di più oggi, per affrontare la crisi climatica in corso e in questo senso Fridays for Future è certamente un grande esempio: «È stato un movimento orizzontale, un movimento anche ingenuo all’inizio, ma che con la volontà di mettersi in gioco, quindi di fare cittadinanza pur nei propri limiti, ha ottenuto dei risultati comunque importanti». Tra questi è necessario citare il Green Deal europeo, la COP26 di Glasgow e tutto quello che è stato ottenuto a livello climatico ambientale, tutti risultati che devono molto a quelle mobilitazioni.

Innegabile che successivamente ci sia stata una recessione dovuta alla pandemia e alle varie guerre che, come ci spiega la stessa Segantin «non fanno altro che aumentare le problematiche legate al collasso degli ecosistemi. Anche perché la distruzione sistematica dell’ambiente sta diventando strumento di guerra e lo vediamo molto bene in Palestina».

Tuttavia è proprio oggi che attivismo e comunicazione ambientale sono necessari, ricordando che è dai momenti di crisi che possono nascere grandi cambiamenti.

Come nel ’46, alla fine della Seconda guerra mondiale, quando le donne furono protagoniste della ricostruzione e della rinascita italiana.