Olimpiadi nel vivo, insieme al dissenso ambientalista

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 sono iniziate ufficialmente il 6 febbraio. Se da un lato l’interesse internazionale cresce, in Italia non si placano le critiche da parte della società civile e delle associazioni ambientaliste.

Un’edizione diffusa su più località, che si tiene tra Milano, Cortina e Predazzo in Trentino, Bormio e Livigno in Valtellina, Anterselva in Alto Adige con una cerimonia finale all’Arena di Verona.

Presentate in sede di candidatura come le prime Olimpiadi sostenibili, dall’eredità diffusa e dal basso impatto ambientale, la preparazione di questi giochi olimpici ha in parte tradito le promesse, secondo parte dell’opinione pubblica.

I Giochi Invernali sollevano interrogativi significativi sia sulla sostenibilità ambientale ed economica sia sull’attenzione alla crisi climatica che minaccia l’arco alpino.

La preferenza per opere come la nuova pista da bob a Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes e le infrastrutture stradali rispetto a quelle ferroviarie, suggerisce un approccio alla gestione del territorio che potrebbe beneficiare di una visione più innovativa e lungimirante.

Così commenta Legambiente, che insieme ad altre 20 associazioni tra cui Libera, WWF, Italia Nostra, CAI, hanno creato la campagna internazionale di monitoraggio civico Open Olympics che ha seguito l’andamento delle opere costruite o previste per questi giochi.

Secondo il rapporto più recente, soltanto 42 opere sono state terminate prima dell’inizio delle gare. Il restante 57% dei lavori terminerà dopo la fine dei giochi, con alcuni che finiranno dopo il 2030.

Sono opere, inoltre, spesso approvate senza una valutazione d’impatto ambientale e di cui non si conosce il reale impatto a livello di emissioni e di consumo di suolo. Da alcuni cantieri è conseguito l’abbattimento di alberi: il caso emblematico è quello per la costruzione della nuova pista da bob di Cortina. Qui sono stati eliminati due ettari di bosco e più di 600 larici secolari, suscitando le proteste di parte dell’opinione pubblica.

Importante non dimenticare il contesto climatico in cui si svolgono questi giochi.

Alcuni studi scientifici nell’area alpina comunicano infatti l’aumento delle temperature legato alla crisi climatica sta avvenendo a una velocità doppia rispetto al resto del mondo. I dati ci comunicano che, rispetto ai giochi invernali di Cortina del 1956, la città del bellunese ha registrato 41 giorni in meno di temperature sottozero, necessarie per mantenere la presenza del manto nevoso.

In base al contesto analizzato da molte associazioni, dati climatici e contesto ambientale non sono stati al centro della preparazione di questi giochi.

Dall’organizzazione di un evento della portata delle Olimpiadi, sottolinea Legambiente, era lecito attendersi un cambio di paradigma. Un modello di gestione del territorio capace di rispondere alla crisi climatica e di integrare le esigenze delle comunità locali.

La vera sfida sarebbe stata una legacy basata sul ripristino ambientale e sullo smantellamento delle strutture dismesse. Purtroppo, con Milano Cortina 2026, l’Italia sembra aver perso l’opportunità di fare tesoro dell’esperienza di Torino 2006, replicando criticità che si sperava fossero ormai superate.

Immagine di copertina: James Crawford BormioAlpine skiing at the 2026 Winter OlympicsMen’s_downhill