Future4Cities e il linguaggio della sostenibilità urbana

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Raccontare la sostenibilità urbana oggi significa scegliere se limitarsi a evocare il cambiamento o entrare davvero nel merito dei processi che lo rendono possibile.

La terza edizione di Future4Cities, che si è tenuta alle OGR di Torino dal 26 al 28 settembre 2025, ha deciso di proporsi non come semplice contenitore di buone pratiche, ma come spazio in cui la sostenibilità urbana viene raccontata mentre accade.

Tre giorni di incontri hanno messo al centro una questione cruciale per chi si occupa di comunicazione ambientale: come rendere comprensibile e condivisibile una trasformazione che, per sua natura, è complessa, lunga e spesso impopolare.

Non a caso Future4Cities nasce a Torino, una delle città selezionate dalla Commissione europea per la Mission 100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030, che punta a rendere climaticamente neutre cento città europee entro il 2030, anticipando di dieci anni l’obiettivo comunitario (fonte: Commissione Europea, EU Missions).

Secondo UN-Habitat, le città sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni globali di CO₂ e di più del 65% dei consumi energetici mondiali. Parlare di sostenibilità urbana non è quindi un esercizio teorico, ma un passaggio obbligato per qualsiasi strategia climatica credibile.

Future4Cities ha avuto il merito di non nascondere questa responsabilità dietro slogan rassicuranti, ma di affrontarla apertamente. Ha deciso di mostrare come le politiche urbane incidano direttamente su mobilità, qualità dell’aria, consumo di suolo, adattamento climatico e inclusione sociale.

Dal punto di vista della comunicazione ambientale, il festival ha lanciato un messaggio netto: la sostenibilità non funziona se resta astratta.

Nei panel dedicati alla mobilità sostenibile, alla rigenerazione urbana e all’adattamento ai cambiamenti climatici, i dati erano sempre legati a scelte concrete.

Si è parlato, ad esempio, di isole di calore urbane che, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), possono generare differenze fino a +4/5°C rispetto alle aree periurbane. Queste hanno effetti diretti sulla salute, sull’aumento della domanda energetica e sulla vulnerabilità delle fasce più fragili della popolazione.

Un altro riferimento ricorrente è stato il quadro scientifico tracciato dall’IPCC che, nell’ultimo Rapporto di Valutazione (AR6), dedica ampio spazio al ruolo delle città sia come causa che come soluzione della crisi climatica. Si sottolinea come adattamento urbano, pianificazione territoriale e politiche di prossimità siano leve decisive per ridurre rischi e impatti. 

Numeri e scenari che, se comunicati senza contesto, rischiano di generare distanza. Ma che, se inseriti in un racconto coerente, diventano strumenti di consapevolezza e partecipazione.

Un passaggio centrale emerso durante Future4Cities riguarda il ruolo della comunicazione pubblica.

Nel confronto con amministratori locali e decisori politici è tornata più volte l’idea che comunicare non significhi raccontare bene, ma spiegare bene. Cantieri, riduzione dello spazio per le auto, nuove infrastrutture verdi, zone a traffico limitato: tutte misure chiave per la transizione urbana, ma spesso percepite come penalizzanti.

Senza un racconto continuo, trasparente e fondato sui dati, come mostrano numerosi studi sulla partecipazione urbana citati anche nei materiali dell’evento, queste scelte rischiano di essere lette come imposizioni, non come investimenti collettivi.

Future4Cities ha mostrato anche un altro elemento fondamentale: la sostenibilità urbana è prima di tutto una questione di fiducia.

Fiducia nelle istituzioni, nei processi decisionali, nella capacità di mantenere le promesse. E la fiducia, come ricordano sia l’EEA sia UN-Habitat, non si costruisce con la retorica, ma con la coerenza tra parole e azioni. Raccontare obiettivi climatici senza spiegare tempi, costi e benefici significa erodere consenso, non rafforzarlo.

Significativa anche l’attenzione dedicata al linguaggio. In più interventi viene sottolineato che termini come green, smart e sostenibile rischino di diventare gusci vuoti se non vengono continuamente riempiti di significato.

Future4Cities ha provato a fare un passo avanti proprio in questa direzione: spostare il racconto dalla promessa al processo, dall’idea di città ideale alla fatica quotidiana del cambiamento.

Dal punto di vista della comunicazione ambientale, il valore dell’evento sta qui.

Non nel dire che le città del futuro saranno sostenibili, ma nel mostrare che la transizione è un percorso fatto di dati, scelte politiche, partecipazione e inevitabili compromessi. E che raccontarla in modo onesto, anche quando è scomoda, è una condizione necessaria per renderla comprensibile e accettabile.

In un momento in cui il dibattito sulla sostenibilità rischia di essere semplificato, ridimensionato o silenziato, Future4Cities suggerisce una direzione diversa. Non smettere di raccontare, ma raccontare meglio. Farlo con numeri leggibili, parole meno astratte e una narrazione capace di tenere insieme urgenza climatica e vita quotidiana.

Perché le città non sono solo il luogo in cui la transizione avviene: sono il luogo in cui viene capita, discussa e, nel bene e nel male, condivisa.

Immagine di copertina © 2025 Will Media