Il blog di Paolo

GRAZIE (19/06/2015)

Eccomi arrivato alla fine di questa esperienza che mi ha dato la possibilità di arricchirmi e di percorrere un altro pezzo di strada della mia vita. Viaggio che come sempre ha portato con se un bagaglio ricco  di emozioni, conoscenze ed esperienze che carico nei mie ricordi e che difficilmente riuscirò a togliere o gettare via.

Un altro momento educativo importantissimo, un momento di condivisione e di avvicinamento ad altre culture, ad altri costumi ad altri pensieri ma soprattutto ad altre persone, in definitiva un momento di scoperta di me stesso.

Sono entrato in punta di piedi, senza nessuna sicurezza di essere accolto, in una realtà diversa dalla mia, in una realtà sconosciuta; chiaramente il primo impatto è stato faticoso perché ho dovuto distaccarmi dalle comodità a cui noi occidentali siamo abituati, ho dovuto distaccarmi dagli affetti, ho dovuto distaccarmi dalla mia realtà. Tutto questo però è risultato meno complicato, meno difficile, meno faticoso perché le porte mi sono state aperte e sono stato accolto come un membro della comunità in maniera semplice ed umile senza problemi e senza diffidenza. E’ in quel momento che è iniziata la vera esperienza, è attraverso questi rapporti e queste relazioni che è iniziato il vero cambiamento.

In queste ore osservando quello che sta succedendo in Europa resto sgomento, resto sgomento nel vedere la barbarie umana contro se stesso, contro il diverso. Mentre nell’oasi tutte le notizie arrivavano attutite ed attenuate e dalla distanza e dalla calura, echi lontani, qui in Italia tutto è amplificato e ridondante. Purtroppo chi ha ricchezze da proteggere è ostile e guerriero mentre i popoli meno ricchi son pronti in tutte le maniere ad accogliere le diversità ma soprattutto lo straniero. Questo viaggio inverso appena affrontato è stato indispensabile per poter comprendere molte problematiche che i migranti stanno affrontando in queste ore.

Ringrazio tutte le persone che hanno camminato assieme a me in questa esperienza, GRAZIE.

 

CORROSO (08/06/2015)

“Non posso immaginare niente di più terrificante di un’eternità piena di uomini che siano tutti uguali. L’unica cosa che rende la vita sopportabile … è la diversità delle creature sulla superficie del globo”. Terence Hanbury White, scrittore

Sacchi di cemento Portland, mattoni rossi, ferro per costruzioni, sabbia, legno d’importazione ma anche e soprattutto cartoni di merendine confezionate provenienti da chissà dove, barattoli di latta che contengono di tutto, un mare di bottiglie e sacchetti di plastica, vestiti quasi tutti di manifattura asiatica, utensili cinesi, strumenti elettronici d’importazione, artigianato comprato per due soldi dalle grandi potenze di produzione, asfalto per la realizzazione del fondo stradale, antenne e tralicci per la comunicazione; mi sembra di aver scritto tutto!!!

No, non è la lista della spesa. Sono in realtà gli  ingredienti che quotidianamente ci circondano, ci accerchiano, ci soffocano. Presenti in qualsiasi realtà senza distinzione; presenti in qualsiasi metropoli, città, paesino o borgata. Purtroppo anche in mezzo al deserto, anche nella più piccola delle oasi questi elementi ormai sembrano aver preso il sopravvento, spinti dall’inarrestabile forza della globalizzazione.

Sembra quasi che l’impulso propulsivo della modernità si stia lasciando dietro il nulla, un grosso buco nero, stia cancellando ed appiattendo tutto e tutti dalle tradizioni alla culture dai savoir-faire ai patrimoni materiali ed immateriali dai costumi al pensiero. Basti pensare per esempio a tutti quegli ecosistemi messi in pericolo negli ultimi anni, a tutte quelle specie a rischio estinzione, per non parlare di tutte quelle architetture popolari cancellate, tutte quei caratteri tipici che distinguevano i popoli ormai introvabili, a tutti quei modi di vestire diversi che caratterizzavano le culture e che affascinavano il viaggiatore che oggigiorno sembrano essere spariti e a tutti quei mestieri ormai dissolti nel nulla.

La diversità che prima caratterizzava il pianeta è stata e sta per essere sostituita dalla monotonia dall’omologazione. Oggi purtroppo assistiamo al processo di unificazione e standardizzazione: abitiamo quasi tutti – fortunatamente non ancora tutti –  in case fatte di cemento simili fra loro, con gli stessi mobili e utensili; vestiamo tutti alla stessa maniera; produciamo montagne di rifiuti perché spinti dai media a comperare l’articolo di ultima generazione, chiaramente uguali – basti pensare ai cellulari, tablet e computer; siamo portati a seguire in massa quello che ci viene detto senza pensare e riflettere, sembra quasi che le società siano diventate degli automi pronte a seguire solamente annunci, slogan ed avvisi pubblicitari.

Stiamo si avanzando dal punto di vista tecnologico ma a scapito di cosa? Mi sembra che tutto quello che orbita attorno alla tecnologia stia regredendo in maniera rapida, inarrestabile ed inesorabile.

Sono spaesato per non dire smarrito perché non ritrovo più quei punti di riferimento che un tempo servivano al viaggiatore per orientarsi. Sembra che il mondo che si è osservato e descritto, attraverso la poesia la pittura la letteratura e le arti in genere fino a poco tempo fa non esista più, dissolto, evaporato come quell’acqua che sta scomparendo nel deserto per  lasciare invece il posto a spazzatura, case fatte di cemento e ad antenne per la telecomunicazione.

 

TERRA (20/05/2015)

“L’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”. Hubert Reeves astrofisico

Quando mi soffermo e rifletto sulla parola “TERRA” il pensiero corre rapidamente verso i racconti degli astronauti che descrivono la terra come un paesaggio incredibile, con colori indescrivibili,  con sfumature meravigliose. La descrivono  come un organo vivo che pulsa a ritmo del giorno e della notte. Io, anche se ancora dall’alto non l’ho vista, credo sia giusto identificarla come uno spettacolo divino in tutta la sua totalità. Sicuramente dall’alto lo spettacolo è assicurato ma anche da vicino la TERRA ci regala meraviglie che quotidianamente attivano i nostri sensi; penso allora agli alberi, penso alle montagne, penso ai vulcani, penso ai campi coltivati del Veneto (da veneto ho impresso nella mente questa immagine), penso al paesaggio italiano, penso a Goethe e al suo viaggio in Italia, penso a tutti quei viaggiatori del Grand Tour che hanno avuto la possibilità di vedere terre vergini non deturpate dalla mano dell’uomo, penso che vorrei esplorarla in ogni suo angolo e in ogni suo anfratto per vedere le meraviglie che ci riserba. Penso alla bellezza, penso al canto degli uccelli al mattino, penso alla creazione, penso a come un seme possa germogliare, penso agli animali che la percorrono quotidianamente e agli uomini che la abitano, penso che la terra non è infinita, penso al miracolo  delle oasi in mezzo al deserto, penso alla bellezza gratuita che ci regala ogni giorno, penso che la parola terra è sostantivo femminile quasi a ricordarci e a ribadirci la forza generatrice insita in lei, penso sostanzialmente alla VITA .

In contrapposizione però i miei pensieri mi portano a riflettere anche sul fatto che la mano dell’uomo, sempre più rapidamente ed inesorabilmente, la sta distruggendo e allora penso a tutta quella terra cancellata per sempre dall’asfalto, penso a quella terra deturpata irrimediabilmente dall’urbanizzazione selvaggia, penso a quella terra inquinata per sempre dai rifiuti tossici, penso a tutte quelle terre che sono sfruttate in maniera intensiva solo per trarne profitto e che se non fossero inondate di prodotti chimici non produrrebbero più nessun frutto, penso a tutti gli alberi che vengono abbattute quotidianamente, penso a quella grande discarica che si è creata in mezzo all’oceano per colpa dell’uomo, penso a tutte quelle coste distrutte per sempre  per far posto a hotel, stabilimenti e resort, penso a tutte quelle automobili e a tutte quelle fabbriche che quotidianamente con i loro fumi di scarico la inquinano, penso alle persone che abbandonano i lori rifiuti ovunque, penso a quei gesti di non civiltà che la lasciano sporca e senza vita, penso che senza accorgermene sto contribuendo anch’io alla distruzione del pianeta,  penso che un Tiziano Vecellio, un Tintoretto o  tanti altri artisti del passato non potrebbero più ispirarsi in una terra così tanto deturpata, penso che stiamo velocemente scivolando in un baratro senza via di scampo, penso che se non modifichiamo le nostre abitudini in breve tempo non resterà più niente della bellezza TERRA.

 

DISAGIO (15/05/2015)

“Non sono gli uomini a dominare la sorte ma è la sorte a dominare gli uomini” Erodoto, Storie

Fa caldo, molto caldo. E allora mi vien da pensare: “E se volessi partire? Se volessi, anche solo per un periodo, andarmene da questo posto? Uscire per un attimo e poi rientrare, solo per cambiare prospettiva, solo per riattivare i sensi?”. In quanto cittadino europeo nessun problema, ma se domani mi dovessi risvegliare nei panni di un tunisino o di un marocchino o di una qualsiasi altra persona, per esempio, del nord Africa? Uscire con destinazione chissà quale, anche solo per una vacanza diventerebbe un grosso problema… Non utilizzo la parola “impossibile”, ma quasi.

“Visto Negato! Non idoneo! Non conforme!”: otterrei più o meno queste risposte. Ecco allora che mi ritroverei veramente in un’altra situazione, sicuramente, e questo è palese, in un altro stato di diritti. I diritti che ritenevo ovvi e sicuri non lo sarebbero più. La libertà di pensare, la libertà di agire, la libertà di scegliere, la libertà di sognare, la Libertà in generale sarebbe messa in discussione o addirittura negata, privata, disconosciuta.

Chiaramente non sono io il primo a scrivere su questo argomento anzi si è già scritto l’inimmaginabile e allora perché scrivere a riguardo? Perché, visto che siamo in un blog, voglio comunicarvi e condividere con voi il disagio che provo nel vedere persone come me, uguali a me a cui viene negato il diritto di Sognare. Il disagio che provo quando penso che noi come europei possiamo girare il mondo, sentendoci liberi e forti, con la possibilità di immaginare altri scenari, con la possibilità di catapultarci in altre realtà se troviamo stretta o comunque fuori misura quella in cui viviamo, mentre altre persone sono impossibilitate a viaggiare, ad uscire dal proprio paese. Il disagio che provo quando sento in queste persone il loro essere prigionieri, il loro essere intrappolati, il loro essere rinchiusi, il loro essere soggiogati in una realtà che non hanno scelto.

Questi pensieri nascono spontanei trovandomi fianco a fianco di  queste persone, nasce spontaneo anche il pensare se sia sensato, a fronte di un’unica umanità, che ci sia chi può decidere la strada da fare e chi invece è obbligato a seguire un percorso già deciso, già stabilito a priori. Se rifletto bene, assurdo, ma purtroppo non siamo noi a stabilirlo, è anche pensare a quanto diversa e contrastata possa essere l’esistenza se si nasce a sud o a nord del mar Mediterraneo.

L’assurdità delle barriere. L’assurdità dei confini. L’assurdità del destino.

 

PANE (27/04/2015)

Una delle cose che più colpisce dei popoli mussulmani è il rispetto che questi hanno per il pane:

“?ar?m” – che in arabo ???? significa proibito. Con questa parola, gli operatori addetti alla gestione del sito di compostaggio di Degache si bloccano quando vedono anche un piccolo pezzo di pane tra i rifiuti per raccoglierlo e separarlo dal pattume. Anche per strada, se qualcuno trova un pezzo di pane gettato, lo prende e lo ripone in un angolo, in un anfratto, in un posto riparato come a proteggerlo, a salvaguardarlo, e a voler ricordare a tutte le persone che lo vedono la sua importanza, il suo essere un elemento prezioso ed indispensabile per l’esistenza umana. E’ per questo rispetto che si ha del cibo, forse, che l’organico prodotto dalle famiglie beneficiarie del progetto “Le Oasis de El Oudiane”, è composto quasi esclusivamente da bucce di frutta, scarti di verdure, fondi di caffè e thé, gusci di uova, noccioli, ossa e torsoli di frutta mancando quasi completamente (o con una presenza solo in piccola percentuale) la componente di alimenti deteriorati e avanzi di cibo.

Se anche nella nostra società occidentale fosse “?ar?m” gettare cibo ancora commestibile, non ci sarebbe bisogno di accendere un dibattito a livello internazionale su come diminuire lo spreco di cibo. Lo scorso 24 novembre 2014, infatti, si è inaugurato un nuovo percorso per far fronte allo spreco di cibo: la Carta di Bologna sottoscritta nel corso di Stop food waste, feed the planet, dove molti governi sono stati invitati, mediante la sottoscrizione, a realizzare azioni efficaci per contrastare gli sprechi alimentari.

Quanto succede a Degache dovrebbe far riflettere sulla possibilità di riutilizzare tutte le risorse disponibili senza sprecarle facendone un uso parsimonioso e ragionevole tenendo conto del fatto che queste sono limitate e che al contrario le persone che ne fanno e ne faranno uso continuano a crescere esponenzialmente, dato che si stima che la popolazione conterà 9 miliardi di abitanti nel 2050.

Purtroppo nelle nostre società si spreca ancora troppo (cibo, acqua, risorse naturali) e la cosa più sconvolgente è che non ce ne accorgiamo, continuando uno stile di vita ascendente senza pensare al futuro delle persone che verranno dopo di noi.

La mia esperienza di gestione di questo progetto mi sta facendo profondamente riflettere su quella che sento essere la nostra visione occidentale di sviluppo e di crescita, e sto via via giungendo alla conclusione che dovremmo modificarla  in favore  di  uno stile di vita più sobrio e una gestione sostenibile delle risorse, proprio come fanno qui.