Somari da promuovere

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di Eleonora Anello

Un’esperienza diversa dal classico giro in giostra. Si presenta così ai bambini che corrono sul lungomare di Finale Ligure (Savona) l’iniziativa promossa dall’ dall’AIVAM (Associazione Italiana per la Valorizzazione dell’Asino e del Mulo) con sede a Giaveno (TO) che da dieci anni lotta per far sì che asini e muli non vengano dimenticati e non scompaiano da campagne e montagne, inventandone nuovi utilizzi e diffondendone la cultura e la storia.

Quando incontriamo Aldo Vico, insegnante in pensione, fondatore e coordinatore dell’AIVAM, una bimba lo sta aspettando pazientemente per consegnargli un disegno che la raffigura mentre cavalca Grigina, una mula che nel 1990 dopo aver partecipato al Palio d’Alba era destinata al macello.

Aldo cammina instancabilmente avanti e indietro per far interagire i bambini con animali per molti mai avvicinati o accarezzati, e lo fa in un modo molto simile ai suoi quadrupedi, in modo lento e implacabile, passo dopo passo, zoccolo dopo zoccolo. Una volta aspettato il proprio turno, i bambini vengono sistemati sull’animale quasi come fosse un cerimoniale: prima Aldo racconta loro qualche curiosità legata agli asinelli, poi con cura viene scelto il casco più idoneo e, infine, si è pronti per montare in groppa.

Signor Vico, quali sono le attività di AIVAM?
«La rusticità eccezionale, la resistenza alla fatica e la frugalità di questi equini cosiddetti “minori”, ne fanno dei compagni ideali per l’escursionismo d’alta montagna e mezzi insostituibili per il trasporto in quota di materiali di ogni genere come viveri, attrezzature da campo, sportive (canoe, mountain bike) oppure cinematografiche. In questo periodo stiamo collaborando con una ditta edile che sta costruendo una villetta in un luogo non raggiungibile dai mezzi pesanti sulla costa ligure. Oggi gli asini si trovano ai margini della società a causa della moderna meccanicizzazione e di modelli culturali che prediligono velocità, immediatezza e poca attenzione all’ambiente, al contrario l’asino è lento riflessivo e sicuramente ecologico nel suo esistere e lavorare e noi lo “rilanciamo” proprio per questo».

La comunicazione della vostra associazione quindi ha fini educativi, serve a farvi conoscere ma soprattutto per finanziare la sopravvivenza degli animali che salvaguardate. Con quali mezzi fate promozione, oltre ai giri turistici a Finale?
«I nostri animali hanno bisogno di cure quotidiane, di nutrimento, di spazi ampi in cui vivere e di ricovero. Per poterci finanziare curiamo un sito, cerchiamo di allargare il numero dei nostri soci, un centinaio in tutta Italia, e da anni facciamo didattica nelle scuole. Dopo un primo intervento da parte degli insegnanti competenti, arriviamo dai ragazzi delle scuole medie ed elementari con gli asini di modo che li possano vedere da vicino. Diamo ulteriori informazioni circa le peculiarità di questi particolari equini, facciamo fare un giro a ciascun alunno e commentiamo la nostra mostra fotografica, realizzata in collaborazione con il comune di Giaveno e la Regione Piemonte, composta da 23 pannelli 70×100. Le fotografie si suddividono in due filoni ben distinti: uno storico civile, dagli albori ai giorni nostri, l’altro militare».

Due bimbe continuano a strappare erba dalle aiuole del viale per nutrire le mule. Forse è ora che ci allontaniamo. Le marcie, monotone e inesorabili, possono riprendere!

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