Editoriali

Correre e raccogliere al Sud

di Emanuela Rosio

(13/03/2017)

Il 1° aprile partiamo. Per la terza volta, dopo il nord e il centro, questa volta tocca al sud Italia.
Partiamo per portare il messaggio di Keep Clean and Run dal Vesuvio all’Etna, attraversando montagne e coste, correndo e raccogliendo rifiuti insieme ai Comuni, ai parchi, alle scuole, alle associazioni e a tutti i cittadini che vogliono correre o raccogliere con noi, con il supporto del Ministero dell’Ambiente e di numerosi sponsor privati.

Questa sarà l’ultima edizione della corsa, e per raccontare questi tre anni abbiamo deciso di realizzare un documentario che avrà la regia di Mimmo Calopresti.
Il regista e la sua troupe accompagneranno Roberto Cavallo nei 7 giorni di corsa, attraverso la Campania, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia, raccontando i gesti di tutti coloro che durante il percorso vorranno mettersi i guanti, chinarsi e mettere i rifiuti che troviamo lungo i sentieri, a bordo delle strade, sulle spiagge in un sacchetto, cercando per quanto possibile di separarli e avviarli al riciclo grazie alla collaborazione delle imprese incaricate della raccolta e dei Comuni.

Il documentario e la corsa vogliono sensibilizzare sul fenomeno del littering, contro quel gesto che se guardiamo bene vediamo quotidianamente di tirare giù il finestrino o di lasciar cadere uno scontrino, un involucro di qualcosa o un fazzoletto di carta. Qualcosa che non ci seve più e che ci lasciamo alle spalle, che non guardiamo, che lasciamo cadere senza curarcene.
Keep Clean and Run ci trasmette invece il messaggio rivoluzionario di guardare, guardare e vedere che cosa ci sta intorno, non solo quello che è bello, ma anche quello che il nostro sguardo selettivo ignora. Quando facciamo una foto da pubblicare sui social network scegliamo paesaggi incontaminati, immagini pulite, scartando consapevolmente o meno i rifiuti o le cose brutte che vediamo.

Noi vi chiediamo di guardare con attenzione, di notare che cosa non va e magari di chinarvi a raccogliere, oltre che di non contribuire a rovinare l’ambiente del paese più bello del mondo, l’Italia.
Vi chiediamo infine di aiutarci diventando voi stessi produttori del documentario di Mimmo Calopresti, semplicemente andando su Produzioni da Basso a questo link e di diffondere con l’hashtag #pulisciecorri il messaggio di Keep Clean and Run.

Dimenticavo, vi aspettiamo tutti il 1° aprile sul Vesuvio.

50 tonnellate di #speranza

di Roberto Cavallo

(30/11/2016)

50 tonnellate. 50mila chili di scarti di cucina.
Rifiuti che altrimenti sarebbero finiti nei buchi presenti qua e là nella cittadina di Degache (Tozeur – Tunisia).

Buchi lasciati da antiche sorgenti prosciugate dal prelievo selvaggio di acqua dalle falde e dalla desertificazione che avanza.

50 tonnellate. 50mila chili raccolti in un anno. Tre giorni alla settimana. Gli operai del Comune prima raccoglievano tutti i giorni i rifiuti. Oggi tre giorni raccolgono i rifiuti e tre giorni, alternati, gli scarti umidi.
Sono passati quattro anni dalla prima visita.
È passato un anno e mezzo dalla prima “storica” raccolta differenziata.
Il primo comune in Nord Africa a fare la raccolta differenziata degli scarti di cucina.
È passato meno di un anno dal primo compost ottenuto nell’oasi del Comune, a nord del deserto che ti guarda minaccioso e, al primo refolo di vento, ti dà uno schiaffo in faccia e avanza, senza chiedere permesso.
Qui la popolazione resiste e lotta anche con la differenziata.

Ho così provato, con i colleghi di ERICA (www.cooperica.it) e di AICA (www.envi.info), a dare una mano, perfino sovvertendo quelle che erano le nostre idee di base: raccolta con mastelli chiusi per tenere tutta l’umidità possibile, mucchi di compost in fermentazione da non rivoltare per non disperdere l’umidità e evitare di usare acqua, perché quindi acqua non ce ne è più.

50 tonnellate. 50mila chili di rifiuti in meno in giro per le vie della città e 10, forse 15, tonnellate in più di compost distribuito sotto le palme a trattenere umidità nel terreno, a portare sostanza organica a un suolo coperto sempre più dalla sabbia, a portare un minimo di nutrimento per una raccolta di datteri che quest’anno è tra le migliori degli ultimi tempi nonostante siano 7 mesi che non piove…
Questa è l’esperienza che si chiude oggi a Degache, amministrata da un sindaco (Dahou Ridha), che dopo la rivoluzione cerca di tenere insieme una comunità senza sapere se e quando ci saranno elezioni.
Questa è l’esperienza che ho vissuto grazie alla chiesa valdese (www.ottopermillevaldese.org) che ha destinato un pezzettino dell’8 per mille a questo lembo di terra non così lontano dalle coste italiane.

Dal 19 al 27 novembre si è svolta l’ottava edizione della SERR – Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. (www.ewwr.eu) Non voglio nascondere un po’ di orgoglio e soddisfazione nell’aprire la rete e vedere su Facebook, Twitter e tanti altri “non luoghi” informatici persone gruppi aziende associazioni enti locali promuovere la loro azione per ridurre tutti insieme i rifiuti.

Siamo riusciti a portare la grande campagna europea di riduzione dei rifiuti anche in Tunisia, organizzando per la SERR la cerimonia finale del progetto “L’Oasis di El Ouidane – fase 2″, durante la quale AICA ha distribuito delle borse riutilizzabili per la spesa.

Sport e Natura: due belle metafore della vita

di Roberto Cavallo

(27/09/2016)

Le esperienze hanno senso se condivise. Le imprese le porti a termine se non sei solo. Ed è bello e intenso poterle condividere con chi ha reso possibile arrivare in fondo. Grazie allora a tutte le persone che mi hanno accompagnato durante la prima edizione del 4K – Alpine Endurance Trail Valle d’Aosta, svoltosi dal 2 al 10 settembre. Una corsa di resistenza in montagna ma, soprattutto, una grande metafora della vita.

Ce l’ho fatta. Tecnicamente si dice che sono un “finisher”. Sono salito sul palco che ha accolto altri 308 runners. Parole musica applausi foto video lacrime piedi sanguinanti passione impegno fatica. Ciò che resta adesso sono le emozioni e i ricordi di questa esperienza incredibile.

C’è chi mi ha dato del pazzo, per aver percorso 350 km con oltre 26mila metri di salita in 153 ore e rotti. Quello che ho imparato da questa avventura è che i limiti sono nella nostra testa, nella nostra volontà. Ma dopo il 4K si va avanti, per inseguire altre imprese, piccole o grandi che siano, straordinarie o di tutti i giorni.

Questa nuova dimensione di atleta-testimonial dell’ambiente (ecorunner come mi hanno definito alcune testate giornalistiche) mi ha portato, oltre ai normali impegni di lavoro, a vivere due interessanti appuntamenti.

Il primo mi ha visto accanto a uno dei più grandi campioni al mondo di Skyrunning, recordman di ascesa e discesa sul Cervino (3 ore e 14 minuti!), sul Breithorn, sul Monte Rosa da Gressoney (4 ore e 45′) sull’Aconcagua (5 ore e 57′) e tanto altro, come il punto più alto mai raggiunto sull’Everest di corsa (8300 metri in 16 ore); mi sto riferendo a Bruno Brunod, il valdostano cresciuto col mito di Fausto Coppi che, tra una gara e l’altra, si destreggia come muratore. Ho presentato il suo ultimo libro, Skyrunner. Il corridore del cielo edito da Mondadori e curato da Gabriele Accornero e Luca Masia, con una bella copertina con foto di Steve McCurry.

Il secondo appuntamento è stato il “Trail del Moscato” a Santo Stefano Belbo, a parlare di ambiente e sport con studenti e atleti. Ripercorrendo la mia esperienza del #KeepCleanAndRun #pulisciecorri, e celebrando #puliamoilmondo di Legambiente, alla Fondazione Cesare Pavese ho fatto una bella chiacchierata con Beppe Rovera, lo storico conduttore della trasmissione Rai “Ambiente Italia”. Ho poi percorso le colline che incantarono a ragione gli occhi di Pavese, dopo aver allestito gli eco punti per la raccolta differenziata con l’aiuto dei colleghi della cooperativa Erica.

L’ambiente incontra lo sport e lo sport incontra l’ambiente per una contaminazione reciproca: ambiente pulito e sport pulito.

 

SQUALIFICA PER CHI BUTTA!

di Roberto Cavallo

(23/08/2016)

Da un paio d’anni corro. Ed è stata da subito corsa in montagna. Da pochi mesi frequento anche qualche gara, per costringere me stesso ad un obiettivo previsto dalle tabelle di allenamento.
Due anni fa non correvo un giro di pista di fila senza tossire per mezz’ora, e pensavo che fosse impossibile farne uno in più senza una bombola di ossigeno. Poi un pomeriggio, per sfogare mesi di tensione ad assistere mio fratello, che perdeva la sua corsa contro il cancro (come racconto nel mio ultimo libro – Keep Clean And Run), mi sono ritrovato a correre sul lungo mare di Mentone. Era il 23 agosto 2014 e tossivo come un tabagista all’ultima sigaretta.

Poi qualcosa mi ha spinto oltre, l’amore per la natura, per la montagna, la voglia di portare un messaggio per proteggere la specie umana – che tanto il pianeta e il suo ambiente si proteggono da soli.
Nell’estate 2014 incontro anche Oliviero Alotto e nasce ‪l’esperienza del #‎keepcleanandrun‬. Così i km diventano 10, 20, 30… Ho incominciato a solcare valli in compagnia di chi mi aveva ispirato. E dopo qualche mese di allenamento mi ritrovo in compagnia di grandi della corsa in montagna come Franco Collé, Lelio Boaglio o Bernard DeMatteis, che mi accompagnano a correre da Aosta a Ventimiglia per la prima “Keep Clean and Run” (KCR)”.‬ Era maggio 2015.‬‬

Superiamo montagne. Corriamo per sentieri. Meglio: Oliviero corre, io con fatica cerco di arrivare alla fine. Ma è il messaggio che corre con me: a volte me lo porto indietro a volte mi precede. Chino la schiena e raccolgo i rifiuti abbandonati. Mi fermo a fotografare paesaggi straordinari che solo l’Italia può presentare al mondo e cerco di raccontare a tutti che solo preservandoli e attraversandoli possono vivere con l’uomo: solo un equilibrio tra uomo e natura è utile ad entrambe, rompere questo equilibrio è un danno per l’uomo, la natura, dell’uomo, ne può fare a meno.
Poi continuo con qualche garetta e tanti ritiri, in fondo gli insuccessi servono a capire e così mi da convinco che ci vuole un allenatore, almeno per divertirmi e cercare di limitare i mal di stomaco. Per portare con più efficacia il messaggio decido di allenarmi più seriamente e lo chiedo ad uno dei migliori allenatori che conosco – che è pure un amico –, Alessandro Perrone. Alessandro mi prepara tabelle da seguire e convince Roberto Menicucci ad accompagnarmi per rispettarle.

Mi ritrovo così a correre la seconda edizione del KCR, da San Benedetto del Tronto a Roma, con altri grandi della corsa come Katia Figini. Il messaggio continua a essere diffuso, anche grazie a media di massa (dalla RAI a Radio DJ).
Forse per questo succede che la Regione Val D’Aosta, Gabriele Accornero e Igor Rubbo mi fanno una sorpresa…
Mi invitano ad affiancarli nel rendere sostenibile l’Endurance Trail più duro del mondo: il 4KVDA.
Mi dichiaro pronto a mettere a disposizione le competenze mie e dei colleghi di Erica per rendere la manifestazione il meno impattante possibile, meno pronto ad esserne testimonial “ambientale” con l’obiettivo di arrivare in fondo. Bello pensare però che là davanti ci saranno grandissimi come Bruno Brunod e Francesca Canepa.
Consapevole di essermi preparato come potevo, proverò ad affrontare questa sfida al limite delle capacità fisiche, ma soprattutto devo ringraziare chi mi ha voluto parte di questa avventura, l’assessore all’ambiente della Regione Val d’Aosta Luca Bianchi, l’assessore al turismo Aurelio Marguerettaz e il general manager della manifestazione Gabriele Accornero.

Forse la corsa in montagna insegna a stare in equilibrio con sé stessi e con la natura con quel pizzico di follia che ti spinge ad andare oltre senza prevaricare.
Porterò il messaggio che un ambiente pulito senza rifiuti contribuisce a far sì che altre vite vincano quella corsa che mio fratello Giorgio ha perso, e Giorgio ovunque si trovi farà il tifo per me perché io arrivi al fondo, magari ultimo, ma con lo zaino pieno di speranze per un mondo più sostenibile.
Squalifica per chi butta!!

 

SCALA MERCALLI

di Roberto Cavallo

(23/02/2016)

Mi occupo di ambiente, ecologia, sostenibilità da oltre vent’anni e fin da subito mi sono appassionato all’informazione, all’educazione e alla comunicazione.

Ho partecipato a convegni e dibattiti sull’ecologia dell’informazione e dall’avvento di internet prima e del digitale poi ho incominciato ad interrogarmi sull’overdose mediatica sui siamo sottoposti e come fare a orientarsi.

Mi sono convinto però che ogni periodo ha i suoi mezzi con i pro e i contro di ciascuno. Mi immagino i critici e detrattori della scrittura abituati a trasmettere le storie a voce, quanto timore avessero nel perdere l’emozionalità della narrazione. Forse la stessa sensazione di quelli che temevano la stampa a caratteri mobili o l’avvento del cinematografo…

La cosa migliore, a mio modestissimo avviso, è provare ad utilizzare al meglio i mezzi che il momento storico mette a disposizione.

Grazie all’amico Luca Mercalli, alla capostruttura RAI, dr.sa Anna Maria Catricalà e a tutta la redazione di ScalaMarcalli, ho avuto la fortuna di essere chiamato a ideare, condurre e preparare una rubrica su economia circolare e riciclo, in quello che per me  è il programma più “sostenibile” e “ambientale” della tv.

ScalaMercalli tornerà in prima serata su RAI3 da Sabato 27 febbraio per sei sabati di fila, a partire dalle 21.45.

In sei documentari, che chiuderanno ciascuna puntata, condurrò lo spettatore all’interno delle filiere del riciclo, per vedere cosa accade dopo la raccolta differenziata: dalla carta alla plastica, dai rifiuti elettronici ai metalli, dall’umido al vetro.

Con questi viaggi, grazie alla disponibilità e l’aiuto di molti imprenditori italiani che mi hanno accolto nei loro impianti, oltre ai colleghi della cooperativa ERICA che mi hanno supportato, voglio provare a dimostrare 3 cose:

  1. “non è vero che va tutto insieme”, ma il nostro gesto quotidiano è l’inizio di un percorso virtuoso
  2. l’economia del riciclo è uno dei comparti in cui l’Italia è leader in Europa e nel mondo e contribuisce in maniera fondamentale alla nostra competitività
  3. il riciclo oltre a garantire la sopravvivenza di decine di migliaia di posti di lavoro contribuisce in maniera importante al risparmio energetico, al risparmio di materie prima, di acqua e di emissioni.

Vi aspetto sabato sera!

NON CONTEMPLIAMO PIU’ IL VOLO DEGLI UCCELLI

di Roberto Cavallo

(24/12/2015) –

Non contempliamo più il volo degli uccelli.

Non interpretiamo più il desiderio della Natura.

e così…

Non sono auguri i bambini nigeriani imbottiti di esplosivo

Non sono auguri i kamikaze afgani saltati in aria contro una pattuglia USA

Non sono auguri i risparmiatori truffati dalle banche italiane

Non sono auguri i presunti grandi del calcio pagati per nascondere

Non sono auguri i siriani in fuga dalla guerra

Non sono auguri i bambini africani adagiati in fondo al Mediterraneo

Perché se lo fossero, anche solo un po’, non avremmo bisogno di interpreti per capire che la volontà non è di altri se non di noi stessi.

PICCOLI GESTI

di Roberto Cavallo

(17/11/2015) – “Il n’y a pas des petit jestes si on est 60 millons à les faire” è lo slogan di una campagna per la promozione del risparmio energetico promossa dal Governo francese che qualche anno fa Aica premiò nella sezione “comunicare i cambiamenti climatici e il protocollo di Kyoto”.
Questa frase mi risuonava nella mente alla vigilia della COP21, come mantra di speranza.
Da venerdì sera è diventata assordante nella mia testa.
Oggi la prendo, quella frase, e la scrivo per cercare di capirne fino in fondo il significato.
E mentre la scrivo penso che sia da sempre stata l’anima dei popoli che vogliono sopravvivere a loro stessi, della sopravvivenza della specie: stare insieme anche con piccoli gesti.
Come le api che, per sopravvivere all’inverno, si scambiano il posto nel glomere (una “palla di api”) e più fa freddo più stanno vicine contraendo i muscoli pettorali e scaldandosi a vicenda.
Ma poi penso alla responsabilità individuale come il colibrì della favola africana che porta la sua goccia per spegnere l’incendio che distrugge il luogo in cui vive.
Così penso che forse il senso profondo di quella frase che mi frullava per la testa è la goccia che raffredda; pur capendo la reazione del governo francese di queste ore non la comprendo e credo sia necessario ci vogliano milioni di gocce d’acqua.
Anche il gesto di spegnere una luce quando non serve diventa una lotta pacifica agli squilibri economici basati sul l’estrazione di fonti fossili che alimentano odio e surriscaldano il pianeta.
Continuerò a provare a portare la mia goccia.

COMUNICAZIONE AMBIENTALE

di Roberto Cavallo

(12/10/2015) – Mettere in comune ciò che ci sta intorno.
È ciò abbiamo fatto ospiti di Cinemambiente lo scorso 10 ottobre in occasione dell’annuale premio AICA.
A mettere in comune le proprie esperienze testimonial di eccezione della comunicazione ambientale.
A ciascuno il suo media.
Chi più d’uno.
Chi pur professionalmente legato ad uno, in realtà affezionato ad altri.
Così Gaetano Capizzi, direttore di Cinemambiente, padrone di casa, non poteva non trasportarci nel mondo del cinema, ma cinema significa documentari, fiction o corti; ma soprattutto per Gaetano, cinema vuole dire emozione.
Luca Mercalli, che i media, li ha usati e li usa praticamente tutti, oggi fa i conti con la TV e per Luca la TV è potenza immediata, anche se resta affezionato alla carta stampata che trova riflessiva e rigorosa.
Paolo Hutter, direttore di Eco dalle Città, sorprende i presenti, perché se internet e i new media sono il suo lavoro, Paolo preferisce il contatto con la gente, con una “camminata di quartiere” che ricorda molto le analisi di Renzo Piano, perché la camminata significa ascolto.
C’è chi come Laura Bettini, di Radio24, comunica con la voce, e per lei la Radio, come la voce, è evocativa!
Emanuela Rosio, direttore responsabile di envi.info, sorprende i presenti con il paradosso che si fa comunicazione senza parlare di comunicazione ed envi.info in questo quadro è ò’unico portale che si è specializzato in comunicazione ambientale, aiutando di fatto a capire le necessarie evoluzioni della comunicazione stessa.
Andrea Gandiglio, direttore di Greenews, si interroga e sfida i colleghi sul terreno della trasversalità e della necessaria integrazione tipica di uno strumento come un portale web e una newsletter.
Letizia Palimisano, in collegamento skype da Roma, blogger ritenuta tra le più influenti d’Italia, racconta l’evoluzione dal forum al blog e poi da Facebook a Twitter a G+, ma il comun denominatore è la voglia e capacità di raccontare: lo storytelling nei new media!
Sfruttando la mia posizione dominante di moderatore ho cercato di sfidare i miei ospiti sul terreno della trasversalità, chiedendo loro se come davano fastidio gli altri media al loro preferito e come loro stessi si sentano nei confronti del messaggio, ovvero se loro stessi si sentano vittime del contenuto, o viceversa la voglia di coerenza prenda il sopravvento.
Dibattito ricco.
Altro che prima serata con false litigate da assemblee di condominio o urla da vicinato, a Torino, nello spazio Agorà di Cinemambiente si è respirato un distillato di buon senso e voglia di contribuire a qualche cosa di più grande dei singoli.
Così mi limito a regalarvi qualche aforisma rubato alla discussione.
Buona comunicazione ambientale a tutti.

“L’evoluzione darwiniana dei mezzi di comunicazione” – L. Mercalli
“Apro una finestra con i social demandando l’approfondimento alla carta stampata” – L. Mercalli
“Dovremmo imparare dai rifiuti: no all’usa-e-getta dell’informazione; no all’informazione a perdere” – P. Hutter
“ i social, con la loro retroazione, per verificare e controllare e smentire i contenuti di loro stessi” – L. Bettini
“anche un media “contro” è utile per rinforzare un messaggio” – E. Rosio
“gli old media vanno riscoperti, anche un negozio o una casa comunicano” – A. Gandiglio
“l’importanza di coordinare le informazioni soprattutto tra nuovi media e quelli preesistenti” – L. Palmisano
“i limiti della razionalità nella comunicazione” – L. Mercalli
“noi raccontiamo anche con noi stessi, con le nostre piccole incongruenze” – E. Rosio

OVERSHOOT

di Roberto Cavallo

(20/08/2015) – Ero in vacanza. In realtà quel giorno, era una vacanza lavorativa. Ero all’Abbazia di Fossanova di Priverno a parlare di sprechi alimentari e presentare la proiezione di “Meno 100 chili”. Gli organizzatori, nell’invitarmi, non potevano immaginare che quel giorno fosse un giorno particolare.
Almeno per chi come me è quasi maniacalmente attento alle questioni di sostenibilità: dai cambiamenti climatici al sovrasfruttamento delle risorse da parte dell’uomo. Un giorno che tutti gli anni non è lo stesso. Non come Natale che cade sempre il 25 dicembre. Né come Pasqua o l’inizio del Ramadan che seguono le fasi lunari o calendari precisi, e quindi pur spostandosi di data più o meno si sa in che periodo ricadono.
No quel giorno era arrivato e i più non se lo aspettavano così presto.
Nel 1993 quel giorno è stato il 21 ottobre.
Dieci anni più tardi, nel 2003, quel giorno era il 22 settembre; lo scorso anno il 20 agosto.
Quest’anno, 2015, il 13 agosto, appunto la sera in cui ero ospite in quelle splendide mura cistercensi dense di storia.
Quel giorno lo chiamiamo Overshoot Day, cioè il giorno “in un determinato anno in cui il nostro consumo di risorse naturali supera la capacità rigenerativa del pianeta”, ovvero “la data in cui l’umanità ha esaurito il suo budget ecologico per un anno” secondo il Global Footprint Network, che costantemente tiene sotto controllo domanda e l’offerta di risorse naturali e di servizi ecologici.
Cerco di raccontarlo ai presenti rimanendo al tema degli sprechi alimentari.
Ma le mura attorno a me, la storia dei benedettini e dei cistercensi, la loro sobrietà e attenzione al pane quotidiano, ovvero al non consumare più del fabbisogno necessario per quel giorno, sono certamente più efficaci delle mie parole.
Prendetevi un po’ di tempo: leggete la bella campagna comunicativa del GFN e andate a meditarla nell’Abbazia di Fossanova… o in uno spazio naturale a voi vicino!

di Emanuela Rosio

(01/06/2015) – Mentre i grandi della terra sono riuniti in Baviera a discutere anche sui due gradi di innalzamento delle temperature che ci aspettano, noi partiamo. Per il Sud, per la Tunisia, andiamo a Degueche, vicino a Tozeur. Lì fa caldo, il verde è quello delle palme e l’acqua non c’è più, se non fosse per la falda fossile che viene sfruttata con pozzi che vanno già anche fino a 150 metri. Questa falda non si ricreerà e le vecchie sorgenti nelle oasi oggi sono grandi buche, piene di rifiuti perché stanno in basso e noi tendiamo a gettare in basso quello di cui vogliamo liberarci.
Penso alle persone che vivono lì, che cosa significa per loro che il riscaldamento globale crescerà di due gradi? Potranno ancora vivere in quel luogo che una volta era un paradiso terrestre?
Vivere ai margini significa essere fragili, ma anche comprendere meglio quello che accade, dai bordi si comprende che se non proteggiamo il nostro ambiente con tutte le nostre capacità, prima o poi dovremo convergere verso un qualche centro, su verso nord, muoverci verso aree in cui abitano altri, perdere le nostre tradizioni e conoscenze, chiedere ospitalità a altre persone.
Penso anche al nostro piccolo progetto che ha coinvolto un intero quartiere di questo piccolo Comune ai margini del deserto. Le famiglie oggi separano l’organico e gli operai del comune lo trasformano in compost in un sito ai bordi dell’oasi che venerdì 12 giugno inaugureremo, con una piccola festa a cui parteciperanno anche l’Ambasciata italiana e l’8 per mille della chiesa valdese che ha finanziato l’esperienza. Questo è il nostro piccolo esempio di azione concreta di lotta e partecipazione. Lotta contro il cambiamento climatico e partecipazione a un processo democratico che renderà un’area ai margini per un giorno al centro. Per questo andremo verso sud.

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