Che aria che tira. L’emergenza smog e la parola agli esperti

La pianura Padana in questi giorni è soffocata da una pericolosa emergenza smog, che alimenta il dibattito sugli organi d’informazione e sui social network, oltre che tra i cittadini spaventati, allo stesso tempo vittime e responsabili del fenomeno.

Da gennaio allo scorso fine settimana, a Torino sono 70 i giorni di superamento di PM10, mentre Milano è arrivata a quota 59 gg. Grave la situazione anche a Pavia (66gg), Cremona (65gg) e Padova (60gg). La denuncia arriva da Legambiente, che ha segnalato quelle città che hanno superato il limite di legge dei 35 giorni di sforamento, con una media giornaliera oltre i 50 microgrammi per metro cubo, previsto per le polveri sottili (PM10). Lo smog che sta sovrastando l’Italia in questi giorni è composto però anche di ossidi di azoto (NOx), la cui fonte principale di emissioni è costituita dal trasporto su gomma.

 

I pareri degli esperti

“Siamo davvero uno strano Paese”, ha detto Roberto Giovannini – presidente nazionale della FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e direttore di Tuttogreen de La Stampa – in occasione del convegno Lo stato dell’informazione ambientale del 23 ottobre a Torino. “Mentre una nuvola nera di polveri sottili e inquinamento strangola le nostre città e crea le premesse per malattie e morti per molti anni a venire, la politica italiana continua a trastullarsi in giochini incomprensibili su temi lontanissimi dai reali interessi dei cittadini. Spetta al mondo dell’informazione, a cominciare dal giornalismo ambientale, continuare a informare puntualmente i cittadini e denunciare la scandalosa inazione di chi ha la responsabilità di tutelare la salute degli italiani”.

Luca Mercalli, NIMBUS- ph.credit Cinemambiente

Allo stesso incontro, che si è svolto proprio nell’epicentro della nuvola di smog, tra il fiume Po e la Mole Antonelliana, ha preso parte anche il climatologo Luca Mercalli: “Le cause sono molteplici: parte delle emissioni inquinanti arriva dalle automobili, ma anche dagli impianti di riscaldamento degli edifici, che si potevano tenere ancora spenti, dato che molti hanno i termosifoni accesi e le finestre spalancate. Per non dimenticare i falò di sterpaglie accesi in campagna, i cui fumi vengono portati nei centri urbani dal vento. Le responsabilità sono sia delle amministrazioni che dei cittadini: il cambiamento deve partire da noi, ad esempio spegnendo il motore dell’auto quando siamo fermi. Ma anche dall’alto: bisognerebbe incentivare l’acquisto di auto elettriche”

Una rottura di equilibrio

Roberto Cavallo, amministratore delegato della cooperativa Erica di Alba ed esperto di comunicazione ambientale, è intervenuto nel dibattito dichiarando:Una situazione straordinaria richiede misure straordinarie. Se analizziamo le emissioni relativamente alle fonti rispetto anche solo a 20 anni fa corriamo il rischio di cadere in errore. È vero che le auto hanno migliorato i propri motori e percorriamo meno km per ciascuna auto; è vero che la rete ferroviaria è mediamente migliorata e molti oggi vanno a Roma da Milano in treno e non più in aereo, è vero che molte caldaie a gasolio o, addirittura, a olio denso sono state sostituite dal metano o da reti di teleriscaldamento; è vero che molte discariche per rifiuti sono chiuse e il riciclo è passato da meno del 10% a più del 40%.

Ma nel frattempo la temperatura globale è aumentata, la stagione secca dura sempre di più e i venti sono diminuiti; non si erano mai registrati così tanti giorni senza pioggia e mai un uragano era arrivato così vicino alle coste europee. Insomma una situazione straordinaria. Una rottura di un equilibrio. In questo quadro le misure studiate fino ad oggi non sono più sufficienti semplicemente perché erano state studiate in una situazione che è cambiata. Ci vogliono misure straordinarie, nuove, insolite.”

Fabio Dellavalle

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